Gazzetta di Modena

Modena

Scuola 2030

Giò, l’uomo dei Guinness

di Francesca Bevini, Alice Incerti, Ludovico Messerotti Benvenuti, Greta Quaretti*
Giò, l’uomo dei Guinness

Ha il record di Paesi visitati nel mondo, prima da solo e poi con il figlio piccolo

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MODENA. Per ben due volte un nostro concittadino ha ottenuto un posto nel Guinness dei primati, la prima, nel 1982, fu per aver visitato il maggior numero di Paesi al mondo, la seconda, nel 2004, per aver permesso a suo figlio di appena 20 mesi di seguirlo nella sua avventura, rendendolo effettivamente la persona con il titolo di più giovane viaggiatore che ha visitato tutti i continenti.

Un diario per ogni Paese

Giò (Giuseppe) Barbieri ha viaggiato per molti anni della sua vita entrando anche in contesti di realtà conflittuali. Per ogni Paese visitato ha riportato delle testimonianze pubblicate sotto forma di diari di viaggio, attraverso i quali mostrava le differenze tra le culture e le società in cui si è imbattuto. Il suo intento è stato quello di fare propria una cultura e cercare di intendere quanto più possibile la “normalità altrui”. Noi, studenti del liceo scientifico Alessandro Tassoni, affascinati dalla sua storia di “viaggiatore grafomane”, abbiamo deciso di intervistarlo.

Come è iniziata questa sua passione per il viaggio?

«Ho iniziato a viaggiare in modo autonomo da giovanissimo. Essere nato a Modena non era per me sufficiente, volevo essere io a scegliere il luogo in cui vivere e per fare questo dovevo prima visitare tutti i continenti. Dopo aver attraversato 26 paesi, quello che ti rimane “dentro” alla fine del viaggio è la dimensione ridotta dell’intero pianeta, che scopri essere una piccola e fragile sfera sospesa nel vuoto».

C’è un Paese in particolare dove può dire di essersi sentito a casa?

«Con il passare degli anni potrei affermare che ormai mi sento a casa un po’ ovunque. Ci sono però alcuni Paesi che ho assimilato più di altri come se fossi a Modena, dove posso muovermi rilassato senza particolari attenzioni o timori».

Modena è sempre rimasta una casa o a volte è stata una gabbia? E oggi, guardandola dopo una vita di ritorni, che cos’è?

«Modena da gabbia è diventata trampolino di lancio. Posso ringraziarla di essere stata un prezioso supporto educativo compatibile a tutte le latitudini».

Dopo una vita a raccontare il mondo, c’è una parte di lei che ha sempre evitato di raccontare?

«In verità nessuna. Però posso affermare che quando viaggio mi sento un leone, mentre a casa divento un “agnellino da latte”: la routine del quotidiano dopo qualche tempo rischia di spegnermi e accendere in me il desiderio di dirigermi verso altri orizzonti».

Ha visto nascere e morire mondi, confini, illusioni. C’è qualcosa che il mondo di oggi le sembra aver perso per sempre?

«Il mondo di oggi è più informato, dinamico, ma anche cinico, vittima di un consumismo sfrenato che non fa apprezzare quei sentimenti di libertà, curiosità e scoperta che ho provato io».

Dopo aver girato il mondo, cosa direbbe oggi al Giò che stava per partire da Modena la prima volta?

«Direi a Giò che ha fatto la scelta giusta. Viaggiare esercita ed affina l’ascolto, si acquisiscono più termini di paragone ed ogni volta che si torna a casa si è sempre un po’ diversi».

*studenti del Liceo A. Tassoni, classe 4E