Gazzetta di Modena

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Scuola 2030

Viaggio tra gli studenti-atleti: «Grandi sacrifici, ma una forza in più»

di Giulia Rinaldi, Ilaria Casini e Sofia Sileo*
Viaggio tra gli studenti-atleti: «Grandi sacrifici, ma una forza in più»

Sempre più giovani si dividono libri e attività agonistica

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MODENA. Tema sentito tra noi studenti è la conciliazione tra adolescenza, scuola e svolgimento di attività sportive di alto livello.

Uno studente atleta è un ragazzo come tanti suoi coetanei che però dedica molto del suo tempo agli allenamenti pomeridiani, serali e talvolta mattutini. Nelle scuole sono sempre più presenti atleti di alto livello talvolta non riconosciuti per il loro tipo di sport, nonostante le tante ore settimanali. Così, per comprendere la loro realtà, abbiamo intervistato studentesse/lavoratrici oltre che sportive di alto livello che ci hanno descritto l’inizio del loro percorso sportivo e come lo hanno vissuto da studentesse prima, ed ora da lavoratrici, come abbiano mediato impegni scolastici, amicizie, rapporti con i docenti.

Conciliare è difficile, non impossibile

Ad essere intervistate sono state Marika, Giulia e Beatrice, insegnanti della Nova Aerial Arts, società sportiva che accoglie atleti fin dalle scuole elementari e li prepara per gare Regionali, Nazionali e Mondiali. Tutte le insegnanti sono oltre che istruttrici, studentesse e lavoratrici. Per loro, la carriera sportiva è iniziata fin dai 4 anni tra percorsi di psicomotricità e avviamento alla ginnastica artistica e ai balli latino americani, per poi arrivare in adolescenza alla danza aerea. Ci hanno raccontato che conciliare sport, scuola e amicizie è molto complicato ma non impossibile, infatti: «avere degli impegni sportivi mi ha sempre aiutato ad organizzare meglio il mio tempo», ci dice Beatrice.

Nonostante tutte le difficoltà incontrate nel loro percorso nessuna delle ragazze ha mai voluto lasciare attività sportiva, amicizie o scuola, anche se spesso: «Le amicizie extra-sportive le ho messe un po’ da parte, ma ho costruito legami forti con i compagni di squadra», aggiunge Giulia. Per tutte e tre la scuola ha rappresentato un punto centrale della loro vita di bambine sportive prima e di adolescenti atlete dopo, un valore da preservare e da perseguire; però dal loro racconto è emerso che fino a qualche anno fa non esistevano strumenti di mediazione tra vita sportiva e vita scolastica dello studente atleta; ma, come spesso accade, alla sensibilità del singolo docente era delegata la comprensione per qualche assenza di troppo in momenti topici dello svolgimento del programma, oppure per l’impossibilità di svolgere interrogazioni al pari di un qualunque altro studente nelle settimane che precedevano le gare, quando si intensificavano gli allenamenti.

«Fondamentale il sostegno dei docenti»

Le ragazze affermano che «dalla nostra esperienza di studentesse atlete, oggi possiamo dire che nella gestione della tensione che accompagna gli allenamenti che precedono i periodi delle gare è ancora fondamentale la sensibilità ed il sostegno dei docenti, anche per gli atleti molto impegnati che, per varie ragioni non possono avvalersi dei P.F.P ( Piano Formativo Personalizzato)». Riguardo all’assegnazione del P.F.P a tutti gli studenti atleti, le opinioni delle tre allenatrici divergono leggermente, passando da un più inclusivo si a prescindere da caratteri di merito o di impegno, ad un più selettivo distinguo a seconda dell’impegno sportivo profuso dallo studente, introducendo una sorta di selezione di merito.

Ad oggi non tutti gli sport sono riconosciuti dal Coni, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, perciò uno studente atleta che si impegna per molte ore settimanali in allenamenti per sport non ufficialmente riconosciuti, non ha la possibilità di avere accesso ai P.F.P; allo stesso modo a parità di disciplina riconosciuta dal Coni, non tutte le categorie di atleti possono usufruire di questo aiuto.

«Importante trasmettere il valore dello studio»

Le allenatrici hanno sottolineato l’importanza di un flusso di informazioni e di dialogo tra scuola, società sportiva e famiglia, in modo da collaborare in sinergia allo sviluppo e al sostegno dell’adolescente alle prese con la gestione di aspetti così complessi e articolati della sua vita; infatti «gli allenatori possono supportare gli atleti aiutandoli a organizzare il tempo e i carichi di allenamento, tenendo conto anche degli impegni scolastici; ed è importante che trasmettano il valore dello studio», afferma Giulia,e aggiunge che: «una figura di riferimento specifica potrebbe essere utile affinché vi sia una comunicazione chiara, in cui vengano dichiarate le date delle competizioni e il carico di allenamento, così da poterli mettere in relazione con il carico scolastico e organizzare meglio impegni e verifiche».

Negli ultimi 10 anni molti passi sono stati compiuti nel percorso di conciliazione tra scuola e sport, ma sicuramente non lo si deve considerare come un percorso finito ma come un percorso ancora in via di definizione e sviluppo.

*studentesse del Liceo Venturi, classe 3R