Gazzetta di Modena

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Il caso

Soldi sottratti dalle casse della Fondazione e bruciati al gioco: «Quadro quasi ultimato, presto i dati»

di Maria Sofia Vitetta

	La Fondazione di Modena e il presidente Matteo Tiezzi
La Fondazione di Modena e il presidente Matteo Tiezzi

Il presidente Matteo Tiezzi fa il punto sulla vicenda del furto operato da un dipendente “malato di ludopatia”: «Ammanco di 2 milioni? Verifiche in corso e solo al termine potremo dire con esattezze le cifre, ma presto si saprà tutto»

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MODENA. Si avviano a conclusione le indagini della Guardia di Finanza sull’ammanco dalle casse della Fondazione, provocato da un dipendente “malato di ludopatia” come riferito dal suo legale che, nel corso di diversi mesi, avrebbe sottratto e “bruciato” al gioco 850 mila euro, senza che nessuno notasse la sparizione del denaro. Quando è stata fatta la scoperta è scattata l’ immediata sospensione del dipendente e la successiva denuncia.

La vicenda

Una vicenda clamorosa, che è arrivata quasi in contemporanea con la vicenda di Amo. Il dipendente infedele, ha fatto sapere il suo legale, ha ammesso le sue colpe legandole a un istinto irrefrenabile verso il gioco che gli offuscava la mente portandolo a rubare denaro a ripetizione. Furti fatti abilmente, e all’apparenza in modo lucido, se nessuno per mesi si è accorto di quanto commetteva. La vicenda ha sollevato l’attenzione dei partiti dell’opposizione, ieri Maria Grazia Modena di “Modena per Modena”, ha parlato di cifre prelevate nell’arco di 4 anni, arrivando a sfiorare i 2 milioni di euro. La Fondazione in questi mesi, dopo aver per prima reso nota la vicenda, ha mantenuto uno stretto riserbo, mentre la magistratura svolgeva il suo lavoro, e contestualmente in Fondazione si sono fatte ulteriori indagini e verifiche accurate, affidate ad un team di professionisti esterni. A rivelarlo il presidente della Fondazione Matteo Tiezzi che ieri ha accettato di rispondere ad alcune domande in merito. Domande alle quali Tiezzi ha spiegato di non poter rispondere in completezza, per rispettare il lavoro di chi sta completando le indagini, ma assicurando di aver agito celermente e di essere pronti a fare tutti i passi opportuni, anche all’interno della Fondazione.

Le indagini

«In questi mesi abbiamo fatto, a mio modo di vedere con una certa celerità, ciò che andava fatto. - esordisce Tiezzi - Abbiamo immediatamente sospeso il dipendente per evitare che quanto accaduto potesse continuare a succedere e abbiamo ingaggiato un team di professionisti che ci sta aiutando a esaminare puntualmente l’accaduto. Ovviamente ho tenuto informati gli organi della Fondazione, che sono i primi destinatari delle comunicazioni, e abbiamo quasi completato l’indagine in maniera puntuale per avere dei dati precisi e non approssimativi». È chiaro che la curiosità sia tutto sulle cifre che sono state sottratte e su come sia stato possibile che il tutto sia avvenuto per mesi all’insaputa di tutti. «Come dicevo, - ribadisce Tiezzi - Presto sarò in grado di fornire i dati, ma lo farà quandoli avrò in maniera puntuale e precisa. Non è lontano il momento in cui li avremo. Quello che voglio dire è che prima di fare dichiarazioni, è necessario lavorare con attenzione, senza farsi guidare dalla spinta emotiva, ma cercando di capire come sono andate le cose e quali sono i dati reali». Quanto alle conseguenze di quanto accertato Tiezzi non si sbilancia, ma fa capire che nulla resterà impunito e saranno apportati eventuali correttivi se, come pare, ce ne sarà bisogno. «Non ci saranno iniziative finché non avremo i dati. - spiega - Prima dobbiamo capire come sono girate le cose. Solo quando avremo questo quadro, e ripeto il momento non è lontano, potremo prendere decisioni.

Le cifre

Quanto alle voci sul totale dell’ammanco, Tiezzi preferisce mantenere il riserbo. «Non voglio che sembri una mancanza di trasparenza, perché non lo è – tiene a sottolineare – Anzi, vogliamo fare della trasparenza un principio, ma basandoci su dati precisi. Sentire parlare di cifre, che ho sentito divulgare da altri, non fa parte del percorso che vogliamo adottare come Fondazione. La Fondazione ha assunto un atteggiamento molto rigido e preciso. Come ho detto, stiamo completando le indagini e credo che il tempo sia stato breve, considerando che si è lavorato intensamente anche durante il periodo delle vacanze natalizie. Quando avremo dati certi, saremo in grado di valutarli, assumere le decisioni del caso e dare le comunicazioni».

L’opinione

Tiezzi tiene a evidenziare che proprio al fine della massima correttezza e trasparenza è stato affidato a un team di professionisti esterni. «Questo perché – ha sottolineato – il controllo deve essere fatto da chi non ha partecipato al lavoro, altrimenti l’autocontrollo non offre lo stesso quadro generale. Per questo abbiamo incaricato professionisti esterni di effettuare una verifica puntuale». Inevitabile chiedere un giudizio personale su come siano andate le cose. «Un’idea me la sono fatta – risponde il presidente – perché ho visto un po’ di documentazione, ma non mi piace agire sulla base di impressioni momentanee. È meglio lavorare sul quadro completo e puntuale, altrimenti si rischia di assumere decisioni che poi devono essere rettificate. Non abbiamo la necessità di prendere decisioni affrettate e poi correggerle perché le cose erano diverse da quanto immaginato».