Violenze in campo, gli arbitri non ci stanno: «Ora basta, serve rispetto»
Pierpaolo Perrone, Componente del Comitato Nazionale dell’Aia (Associazione italiana arbitri), commenta quanto accaduto nella gara di Seconda categoria tra Real Dragone e Cerredolese, dove il direttore di gara è stato colpito con uno schiaffo dopo aver assegnato un rigore
MODENA. «L’episodio accaduto domenica scorsa non ha nulla a che vedere con lo sport. È inaccettabile, adesso basta».
È una condanna unanime – e non potrebbe essere altrimenti – su quanto accaduto domenica 15 febbraio nella partita del campionato di Seconda categoria girone F tra Real Dragone e Cerredolese in cui l’arbitro è stato aggredito da un calciatore. Pierpaolo Perrone, per 12 anni presidente della sezione della Sezione Aia di Modena, oggi è Componente del Comitato Nazionale dell’Aia.
Le sue parole non si limitano a condannare – «il fenomeno delle aggressioni agli arbitri non può più essere tollerato» –, ma analizzano in profondità il fenomeno e delineano ripercussioni per chi compie atti di questo tipo, che «rischia le medesime pene di chi aggredisce gli agenti di pubblica sicurezza compreso il carcere, aggiunge Perrone».
Un passo indietro. Domenica, sul sintetico di Polinago, va in scena una partita in cui non mancano agonismo e nervi tesi tipici di un derby dell’Appennino, ma giocata in maniera regolare da entrambe le squadre, espressioni di realtà confinanti. Fino al minuto 79. Sul risultato di 2-1 per il Real Dragone accade l’episodio finito alla ribalta delle cronache. Un giocatore della Cerredolese, a seguito di un rigore assegnato dall’arbitro a favore del Real Dragone, non ci sta. La sua reazione però esula dal comportamento sportivo e non si limita a semplici proteste verbali. Il calciatore della formazione reggiana si dirige verso l’arbitro e gli rifila un colpo al volto. Partita sospesa, sconcerto generale e decisione sulla squalifica che spetta al giudice sportivo e arriverà domani, e si baserà sul referto stilato dall’arbitro modenese aggredito.
Interpellato, l’allenatore e presidente della Cerredolese, Corrado Guidetti – esperto e storico dirigente del calcio dilettanti a Reggio Emilia – non ha cercato scuse: «Il nostro giocatore ha sicuramente sbagliato. Lui sostiene di essere stato provocato dall’arbitro durante la partita. Ma tutto questo non giustifica affatto una reazione di questo tipo».
Un grave episodio che pone agli addetti ai lavori una riflessione generale, perché non si tratta di casi isolati, ma di un vero e proprio fenomeno.
Perrone, lei parlava di un episodio che non ha niente a che vedere con lo sport. Come possono accadere certe cose?
«Parto dicendo che si tratta di un episodio da condannare senza se e senza ma. Un ragazzo non può partire da casa con lo scopo di regalarsi una giornata di sport e ritornare a casa avendo prima fatto tappa ad un Pronto Soccorso perché aggredito. È inaccettabile. Questo nuovo episodio di violenza si aggiunge a diversi altri fatti verificatisi recentemente in altre regioni italiane a testimonianza di un fenomeno in aumento e che non può più essere tollerato».
L’Aia cosa sta facendo per scongiurare casi di questo tipo?
«L’attuale governance dell’Aia fin dal primo giorno di insediamento ha avuto tra le proprie priorità quella di garantire non solo la serenità ai nostri giovani arbitri che vanno in campo ma anche e soprattutto di tutelare la loro integrità fisica. Nonostante le iniziative intraprese, il fenomeno risulta purtroppo in aumento».
Cosa rischia chi aggredisce un arbitro?
«A giugno è stato ufficialmente modificato l’articolo 583-quater del Codice Penale che di fatto va ad equiparare gli arbitri ai pubblici ufficiali. Da oggi quindi chi compie atti di violenza nei confronti degli arbitri, rischia le medesime pene di chi aggredisce gli agenti di pubblica sicurezza, compreso il carcere. Parliamo di una vera e propria vittoria».
Crede che tutto questo sia sufficiente per arginare la violenza sui campi da calcio?
«Su questo tema vanno apprezzate le dichiarazioni rilasciate dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi il quale - in un'intervista rilasciata qualche giorno fa - ha ribadito come sebbene il Governo abbia introdotto una norma per equiparare l'arbitro a un pubblico ufficiale in campo, che prevede anche l'arresto, quando gli episodi violenti si verificano, succede purtroppo che qualche giudice ritiene ancora di non procedere perché c'è stato soltanto qualche schiaffo e qualche insulto» - conclude Perrone.l
