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Il provvedimento

Reddito da indigente ma vita di lusso: confiscato il maxi patrimonio di 36,5 milioni a Patrizia Gianferrari


	Patrizia Gianferrari
Patrizia Gianferrari

La sedicente imprenditrice, originaria di Sassuolo e residente a Castellarano, sarà sorvegliata speciale per 4 anni: tra i suoi beni case e terreni, una villa con piscina, orologi anche d’oro, gioielli, 94 rapporti bancari attivi, 12 quote di partecipazione societarie, 147mila euro in contanti e società

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SASSUOLO. Dopo il sequestro dello scorso luglio, è scattata oggi la confisca del patrimonio da 36 milioni e mezzo appartenente alla sedicente imprenditrice Patrizia Gianferrari, originaria di Sassuolo ma residente a Castellarano. La 69enne è stata coinvolta e condannata diverse volte per frodi e truffe finanziare commesse in tutta Italia. Per lei, in considerazione della «allarmante pervicacia criminosa manifestatasi fino all'ultimissimo periodo» e vista «la spregiudicatezza delle sue azioni», è scattata anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni, con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza.

La confisca

La misura ablativa sui beni è stata eseguita oggi dagli uomini della Guardia di finanza di Bologna, dopo che le stesse Fiamme gialle avevano rilevato dichiarazioni dei redditi da poche migliaia di euro l’anno, spesso al di sotto del limite di sussistenza (ad esempio nel 2015 avrebbe percepito un reddito annuo da lavoro dipendente di 2.513 euro, per anni non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi), in misura «palesemente sproporzionata» rispetto ai beni posseduti dalla donna: 38 immobili e terreni nelle province di Reggio, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova, una villa con piscina sulla costa romagnola, cinque auto (Porsche, Range Rover e Audi), 19 orologi anche d’oro (Patek Philippe, Rolex, Omega, Cartier), gioielli, 94 rapporti bancari attivi, 12 quote di partecipazione societarie e 147mila euro in contanti. Questo il ritratto della «pseudo imprenditrice» alla quale, come dettto, il Gico della Guardia di Finanza di Bologna aveva sequestrato lo scorso luglio il patrimonio di 36,5 milioni di euro – ora confiscato –, formato anche da società operanti nel commercio di materie plastiche e del ferro nonché del settore immobiliare.

I reati contestati

A Gianferrari la Procura reggiana contesta la creazione di un «sistema imprenditoriale illecito» consistente in particolare nella «costituzione di numerose realtà imprenditoriali destinate alla perpetrazione dei crimini locupletativi più disparati: truffa, bancarotta fraudolenta e documentale e false comunicazioni sociali». Il tutto in aggiunta ad altre condotte illecite, messe in atto «al solo scopo di tutelare dalle aggressioni giudiziarie i beni personali familiari siti sul medesimo territorio». Tra le condotte più gravi accertate, considerate tutte espressione della «pericolosità sociale ordinaria» dell'imprenditrice, il Tribunale di Bologna ha riconosciuto quella per associazione a delinquere commessa tra le province di Ferrara, Reggio Emilia e San Marino per la quale Gianferrari è stata condannata dalla Corte d’Appello di Bologna, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia. L’inchiesta riguardava l'esistenza di un complesso di società, formalmente intestate a soggetti compiacenti, ma di fatto gestite dall'imprenditrice e dai suoi due figli usate per ottenere finanziamenti bancari anche garantiti dallo Stato. Denaro che, una volta accreditato, veniva però destinato «esclusivamente al soddisfacimento di signìficative esigenze personali e del nucleo familiare».