Violenza sessuale su una donna che faceva jogging: condannato a 12 anni
Il giovane, all’epoca dei fatti minorenne, aveva aggredito una 65enne in via Tommaselli a Tabina, una strada in mezzo ai campi tra Corlo e Magreta: le accuse a suo carico sono tentato omicidio, violenza e rapina
FORMIGINE. Dodici anni di reclusione. È quanto dovrà scontare il giovane accusato di violenza sessuale ai danni di una donna di 65 anni sulla ciclabile a Tabina di Magreta il 15 aprile 2025. Il ragazzo, minorenne all’epoca dei fatti, è accusato di tentato omicidio, violenza sessuale e rapina. All’epoca era ospite della comunità per minori non accompagnati Orione 80 di Magreta: il consulente tecnico ha valutato per lui la capacità di intendere e di volere, grandemente scemata all’epoca del fatto. Ma comunque presente. Questo elemento ha avuto valore di attenuante per la sentenza: il pm aveva chiesto - nell’ambito del rito abbreviato celebrato presso il tribunale per i minori di Bologna - quattordici anni di condanna. La difesa ha avanzato un’ulteriore richiesta: che il giovane fosse trasferito in una comunità, invece che in carcere. Richiesta respinta dal giudice: quindi il 18enne resta in cella.
L’episodio choc
Tutto è avvenuto a Tabina di Formigine, lungo via Tommaselli, strada in mezzo ai campi tra Corlo e Magreta. La ricostruzione è agghiacciante. Era più o meno mezzogiorno. Secondo quanto ricostruito, la 65enne stava facendo jogging, come sua abitudine, quando è stata raggiunta dal 17enne in bicicletta. Il ragazzo l’aveva spinta facendola cadere, e poi trascinata nel fosso a lato della strada, dove è avvenuta la violenza sessuale. Un’aggressione di una brutalità sconvolgente: di fronte alle disperate resistenze della donna, lui l’aveva ripetutamente percossa per impedirle di gridare. Ma lei aveva continuato a lottare con tutte le sue forze, a tal punto che il 17enne ha dovuto mollare la presa e scappare. Nonostante lo choc e il dolore, la donna era riuscita a chiamare il 118: sul posto in pochi minuti i soccorritori, che l’hanno condotta all’ospedale di Baggiovara. Lì gli accertamenti avevano confermato la violenza.
Le indagini lampo
Subito sul posto erano intervenuti anche i carabinieri di Sassuolo, che si erano messi a caccia dell’aggressore, riuscendo a individuarlo anche con l’ausilio delle telecamere di sorveglianza presenti in zona. I militari si erano subito recati nella comunità, perquisendo la stanza del 17enne e sequestrando alcuni indumenti poi fatti analizzare come prova della violenza.
L’iter giudiziario
Nei mesi scorsi, sottoposto a interrogatorio, il ragazzo si era dichiarato estraneo ai fatti; dopodiché, tramite la sua difesa, aveva chiesto di essere giudicato con rito abbreviato condizionato a perizia psichiatrica. Sempre nei mesi scorsi, in tribunale, in una prima fase aveva dichiarato di non volere rendere dichiarazioni sui fatti. Il difensore aveva chiesto l’abbreviato condizionato alla perizia e il giudice si era ritirato in camera di consiglio per decidere. Poi il giovane aveva cambiato idea, decidendo di rispondere alle domande del giudice e del giudice a latere. In quell’occasione aveva respinto le accuse sostenendo che, forse, potrebbe esserci stato uno scambio di persona. Aveva riferito di non avere visto la vittima quel giorno. Aveva inoltre aggiunto che si sarebbe sporcato i vestiti cadendo in una pozzanghera e sempre per via di questa caduta sarebbe stato sorpreso mentre si stava lavando. Aveva riconosciuto le scarpe, la tuta e la bicicletta che i carabinieri avevano sequestrato nell’ambito delle indagini; abiti che apparivano anche nelle telecamere di videosorveglianza nel percorso verso la comunità. Dopodiché il giudice gli aveva posto alcune domande relative alle sue competenze linguistiche. In particolare, gli aveva chiesto se conoscesse alcuni termini specifici che la persona offesa aveva dichiarato che le erano stati rivolti quel giorno dall’aggressore. E li aveva riconosciuti tutti.
L’ultima udienza
Martedì 24 marzo è arrivata la sentenza. Ad assistere la vittima c’era l’avvocato Marco Pellegrini, presente non come parte civile - al tribunale dei minorenni non è possibile - ma come parte offesa. Proprio la parte offesa aveva presentato sia al Comune di Modena che alla Comunità don Orione la richiesta di apertura della polizza perché si valutasse la possibilità di ottenere il risarcimento del danno cagionato da un soggetto a loro affidato. Le polizze sono state attivate e i sinistri sono aperti. Quindi dal lato civilistico è in corso una trattativa stragiudiziale.
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