Cassiera del supermercato licenziata per un errore da 2,50 euro: il caso nella Bassa
La vicenda viene portata alla luce da Filcams Cgil, che attacca Coop Alleanza 3.0: la lavoratrice ha scansionato nella spesa di due clienti due barrette energetiche che aveva comprato per lei
MODENA. Un errore da 2,50 euro complessivi è costato il posto di lavoro a una cassiera di Coop Alleanza 3.0 in un punto vendita della Bassa. È l’ultimo caso di licenziamento per giusta causa comunicato dall’azienda, denunciato con un comunicato stampa dalla Filcams Cgil: la lettera è arrivata lo scorso 8 aprile.
L’episodio contestato
Alla lavoratrice viene contestato di aver scansionato per errore, in due diverse occasioni, due barrette energetiche sul conto di altrettanti clienti. Prodotti che la stessa cassiera aveva regolarmente acquistato prima, pagando alla cassa e appoggiandoli temporaneamente accanto al registratore con lo scontrino fiscale in vista, in attesa di consumarli durante la pausa. Un errore materiale dello scanner, dunque, che ha portato all’addebito involontario sulle spese di due clienti. Nonostante la dinamica, Coop Alleanza 3.0 ha ritenuto che i fatti fossero tali da “compromettere irrimediabilmente il vincolo fiduciario”, decidendo per il licenziamento. Per la Filcams Cgil di Modena si tratta di una scelta sproporzionata e preoccupante. «Esprimiamo forte sconcerto – afferma la segretaria Giorgia Volpi – per l’assoluta mancanza di proporzionalità tra i fatti contestati e le sanzioni applicate. Negli ultimi mesi l’azienda ricorre sempre più spesso a provvedimenti disciplinari non conservativi, svuotando i punti vendita in modo che neppure una procedura di licenziamento collettivo consentirebbe».
Gli altri casi
Solo nell’ultimo mese, nel Modenese, sarebbero state almeno tre le lavoratrici licenziate, tutte donne, over 50 e con lunghe anzianità di servizio. «Persone spesso affaticate da anni di lavoro – prosegue Volpi – talvolta con problemi fisici legati alle mansioni e difficilmente ricollocabili». Una linea che, secondo il sindacato, contrasta apertamente con i principi richiamati nel codice etico della cooperativa, che dichiara di operare a vantaggio di soci, consumatori e cittadini. «Quando smettono di essere lavoratrici per essere considerate parte di quella comunità che Coop dice di voler tutelare?», si chiede la Filcams. Poche settimane fa un altro episodio: una dipendente, nel tempo libero e in un punto vendita diverso da quello di assegnazione, era incorsa in una disattenzione alle casse self-service. Prima la sospensione, poi il licenziamento e infine – dice Filcams Cgil – una comunicazione pubblica prima ancora che alla diretta interessata. Secondo la Filcams, non è raro che sanzioni vengano riviste solo dopo l’intervento dell’Ispettorato del lavoro.
