Picchio Rosso, dj Zanarini ricorda quelle notti: «Vasco, De André e Dalla… era il locale più bello d’Europa»
Attesa per il 24 maggio, al parco Campani di Formigine la grande festa per i 50 anni dall’apertura del Picchio Rosso. Lo storico dj Luca Zanarini: «Il Kom? Non era come gli altri»
FORMIGINE. Certe notti non finiscono. Restano accese da qualche parte nella memoria, come le insegne al neon viste da ragazzi tornando a casa all’alba. Restano nei finestrini appannati, nelle sigarette fumate fuori dal locale, nelle giacche buttate sui sedili delle auto, nelle canzoni cantate a squarciagola tornando verso Modena, Reggio, Mantova. Restano nelle domeniche mattina che si sperava non arrivassero mai.
Il Picchio rivive
Siamo certi che ve lo ricordate. Eppure sono passati cinquant’anni. Fa impressione anche solo scriverlo. È passato mezzo secolo da quando, nel 1976, in mezzo alla pianura emiliana, nasceva il Picchio Rosso. Un locale che è stato un pezzo d’Italia. D’Europa. Per migliaia di ragazzi era il sabato sera, il primo bacio, il primo gin tonic, la prima volta rincasati quando fuori stava già schiarendo: un’epoca intera infilata dentro una pista da ballo. E oggi che quei ragazzi hanno i capelli grigi, o i figli grandi, basta nominarlo perché gli torni una luce precisa negli occhi. È anche per loro che il 24 maggio il parco Campani di Formigine si tornerà a respirare quell’atmosfera. La musica partirà alle tre del pomeriggio e andrà avanti fino a mezzanotte. Sul palco ci sarà Marco Baroni con la sua canzone dedicata al Picchio. Nei locali di “21”, dove tutto è iniziato, verrà allestita una mostra fotografica. E a suonare torneranno i dj storici del locale, guidati da Luca Zanarini, che oggi ci racconta come gli anni in cui l’ha fatto lui il dj fossero «i più belli per fare questo mestiere. Soprattutto se si lavorava al Picchio». La sua è stata una vita passata dietro alla consolle. Precisamente dal 1976 al 1995. «Suonavamo canzoni che ti entravano dentro. L’Italia stava bene, c’era voglia di uscire, di stare insieme. Si ballava tre o quattro volte alla settimana. E soprattutto si viveva con più leggerezza». Poi si ferma un momento, come se davanti agli occhi gli passasse ancora quella sala piena. E continua: «Il Picchio era qualcosa che andava oltre la discoteca. Era il locale più bello d’Europa. Era avanti in tutto. Venivano anche dall’estero solo per vederlo. Ricordo proprietari di altre discoteche che cercavano di copiarlo. Ma il Picchio aveva un’anima sua. Inimitabile». E quell’anima passava soprattutto dalla musica, che «sceglievamo con cura».
Vasco, De André e Dalla
«Credo davvero che tante canzoni siano esplose partendo dal Picchio Rosso. Se un brano funzionava lì, poi funzionava ovunque». Dentro quelle mura passarono tutti. Renato Zero, De Gregori, De André, Lucio Dalla. E Vasco Rossi, il 12 novembre del 1979. «Me lo ricordo benissimo. Era giovane, acerbo forse, anche un po’ timido. Ma aveva già addosso quella cosa lì che lo distingueva dagli altri. Capivi subito che sarebbe arrivato lontano. Non somigliava a nessuno». Subito dopo Zanarini si concede una risata ricordando come un altro artista «corteggiava la mia fidanzata di allora, voleva il numero a tutti i costi». Invece a Lucio Dalla resta il ricordo più tenero: «Finito il concerto non scappava via come tanti altri. Restava lì con noi. Mangiava qualcosa, rideva, raccontava storie. Il Picchio è diventato leggenda anche per quelli che non l’hanno vissuto direttamente. Quel modo lì di stare insieme — conclude — non lo dimentichi». La Gazzetta racconterà la storia del Picchio Rosso con la voce dei suoi protagonisti in queste settimane.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
