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La tragedia

Auto sulla folla, perché lo ha fatto: telecamere e casa di Salim al setaccio

di Stefania Piscitello
Auto sulla folla, perché lo ha fatto: telecamere e casa di Salim al setaccio

La Procura di Modena coordina gli accertamenti della polizia: in campo anche la Dda

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MODENA. «Mi sono affacciata alla finestra perché ho sentito tutte queste urla e ho visto persone che correvano sotto casa mia». Così una testimone di quanto avvenuto in via Emilia Centro – residente in via Rua Pioppa, dove il 31enne Salim El Koudri è stato fermato dai passanti – ha raccontato agli investigatori una delle fasi più concitate dell’aggressione. Un passaggio ora al centro della ricostruzione della Procura di Modena, che coordina gli accertamenti della polizia, con il coinvolgimento anche del pool antiterrorismo della Dda di Bologna.

Secondo il racconto di chi ha assistito alla scena dall’alto, dopo l’investimento dei pedoni con la Citroen C3, posta sotto sequestro perché considerata l’arma usata dall’aggressore, alcuni passanti hanno cercato di fermare l’uomo.

«Ho visto sei persone che lo rincorrevano», ha riferito la testimone. Lui, però, aveva in mano un coltello. A un certo punto avrebbe invertito la fuga, iniziando a rincorrere proprio chi stava tentando di bloccarlo, fino a ferire uno degli inseguitori. Di quei momenti esistono anche alcuni video. Sono le immagini immediatamente precedenti all’arrivo della polizia: si vedono più uomini trattenere l’aggressore a terra, mentre qualcuno urla di chiamare un’ambulanza.

Non solo per le persone investite dall’auto, tra cui una turista tedesca in visita a Modena e una donna di nazionalità polacca, ma anche per l’uomo ferito dalla coltellata durante l’inseguimento.

Le indagini

È su questa sequenza, insieme ai filmati, alle testimonianze e ai rilievi, che si concentra il lavoro della squadra mobile. L’aggressore, arrestato e portato in questura, non sarebbe risultato sotto effetto di sostanze. Gli inquirenti stanno ora passando al setaccio la sua vita recente: i dispositivi informatici, le telefonate, i contatti degli ultimi giorni, i precedenti, i rapporti familiari e il contesto personale. Dai primi riscontri l’uomo non avrebbe legami con associazioni eversive, ma gli accertamenti proseguono. La decisione di coinvolgere l’antiterrorismo nasce dalla necessità di approfondire alcune dichiarazioni e chiarire se nel gesto possa esserci una matrice ideologica o eversiva. Sullo sfondo resta anche il profilo di una persona segnata da un grave disagio mentale: era stato in cura al centro di salute mentale fino al 2022 e avrebbe vissuto difficoltà nel trovare un impiego. Ieri subito dopo i fatti è stata eseguita anche una perquisizione nell’abitazione a Ravarino, per cercare eventuali collegamenti utili alle indagini. La polizia ha ascoltato anche i vicini di casa, per capire se fossero stati notati movimenti strani. 

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