Omicidio a Montese, gli amici di Daouda sconvolti: «La sua vita? Casa e lavoro»
Il ricordo: «Nessuno gli avrebbe fatto del male»
MONTESE. A Montese, nella comunità africana, Daouda Sangare era conosciuto. Viveva qui da diversi anni, almeno 5, e lavorava come saldatore nella frazione di Salto. Gli amici, una volta appresa la notizia della sua morte dopo un accoltellamento, si sono radunati davanti alla palazzina in via Righi dove viveva il 31enne. Erano in stato di choc. «Nessuno avrebbe voluto fargli del male, era una persona corretta, tranquilla. Difficile pensare che qualcuno potesse avercela con lui - hanno ripetuto in coro i giovani accorsi sul luogo della tragedia - ieri sera era andato con la moglie alla festa del paese. Poi sono tornati a casa. Lui era una persona riservata, non aveva problemi con nessuno: era un bravo ragazzo».
Gli amici di Daouda
Tra i tanti, c’era anche “Abu”, amico di vecchia data di Daouda. «Ci siamo conosciuti in Costa d’Avorio, poi siamo venuti in Italia a Massa. Mi ero trasferito a Montese, sono stato io a portarlo qui: lui non aveva un lavoro, mi chiese aiuto. Qui si era stabilizzato, si trovava bene. E infatti un mese fa circa è venuta anche la moglie - ha raccontato “Abu” - io di lui posso dire che era una brava persona, un musulmano molto credente che seguiva alla lettera la religione. Non toccava una goccia di alcol, anzi odiava quella roba. Non fumava, usciva poco e lavorava tanto. Non ci credo ancora a quello che è successo, fa male al cuore pensare che lui non c’è più».
Albert insieme al cugino Jeanpierre, entrambi della Guinea, era sconvolto: «Ci siamo conosciuti a Montese, parliamo lo stesso dialetto anche se io sono della Guinea. Lui lavorava come saldatore e ogni tanto andavamo a prendere una caffè, ma non era uno che usciva spesso. Anzi, capitava che passassimo anche diversi giorni senza vederlo, così scherzavamo: “Sei ancora in Italia?”, gli dicevo. Era un ragazzo riservato. Lo avevo visto qualche giorno fa, mi aveva detto che sua moglie era arrivata a Montese e gli avevo fatto gli auguri. Mi diceva sempre che andava tutto bene, che stavano programmando di mettere su famiglia. Stamattina un amico comune mi ha chiamato e mi ha detto che lo avevano accoltellato: una cosa inspiegabile. Non saprei dire chi potesse “volergli male”. Era un bravissimo ragazzo, usciva poco e lavorava tanto. Non fumava e non beveva: seguiva la religione musulmana con grande rigore».
Indagini serrate
Gli amici hanno escluso fin da subito che Daouda potesse avere brutte frequentazioni, strani giri legati a spaccio e droga e, dunque, che potesse esserci qualcosa del genere alla base del movente dell’omicidio. I carabinieri hanno chiesto i documenti e ascoltato la versione di ognuno di loro: sono stati sentiti nelle ore successive all’omicidio davanti alla palazzina in via Righi in cui il 31enne è stato ucciso. Daouda era un giovane immigrato che qui in Italia era venuto per costruirsi un futuro migliore, fatto di lavoro e famiglia, come hanno detto tutti quelli che lo conoscevano a Montese. Quelle coltellate ricevute all’addome all'alba di domenica hanno fatto finire tutto in pochi istanti. Per lui non c’è stato nulla da fare nonostante i soccorsi arrivati sul posto subito dopo la chiamata del dirimpettaio.
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