L’estate non è finita, 39 gradi in Emilia Romagna: «E anche settembre sarà caldo»
L’analisi di Luca Lombroso: «Sono valori elevati per fine estate, con minime nelle aree più esposte sui 22-23 gradi. Anche l’Appennino dovrà fare i conti con temperature elevate, ma in condizioni più ventilate»
MODENA. «Dopo la tregua, l’aria calda di matrice continentale tropicale torna a espandersi sull’Italia e prepara una nuova fase calda, con i picchi più elevati attesi al Centro-Sud: fino a 45 gradi nelle aree più esposte del Mezzogiorno e valori che potrebbero toccare 42 gradi a Roma. Anche il Nord non resterà ai margini, con temperature sopra la media. E, guardando ai primi giorni di settembre, al momento non si intravedono svolte nette».
L’analisi
A fotografare la situazione è Luca Lombroso, meteorologo Ampro, che commenta con incredulità il ritorno della bolla calda africana: «L’estate 2026 rialza la cresta», osserva. In Emilia-Romagna il segnale è evidente. Sulla pianura emiliana dai 32-33 gradi di ieri si salirà verso i 34-35 di oggi, con punte comprese fra 36 e 39 gradi domani. «Sono valori elevati per fine estate, con minime nelle aree più esposte sui 22-23 gradi - continua il meteorologo-. Anche l’Appennino dovrà fare i conti con temperature elevate, ma in condizioni più ventilate. Alle quote medio-alte le massime resteranno intorno o oltre i 20 gradi, con punte locali di 23-25. Per ora il caldo non sembra accompagnato dalla classica attività convettiva pomeridiana: temporali assenti in pianura e occasionali sui rilievi. Sulla costa emiliano-romagnola - continua- il mare contribuirà a mitigare le massime, ma con maggiore umidità. Nella fase più calda si prevedono 32-34 gradi. Nel fine settimana è attesa una lieve flessione, più evidente nelle temperature minime, ma non ancora sufficiente per parlare di vera svolta. Tra domenica e lunedì in pianura si resterà infatti attorno ai 33-34 gradi». Un calo più netto potrebbe arrivare verso martedì 1° settembre, ma la tendenza è da confermare.
«Il prossimo anno sarà uguale»
«E se qualcuno pensa che l’anno prossimo andrà meglio, è bene che se la metta subito via», è in ogni caso il monito di Lombroso, che invita invece a ragionare sull’adattamento ai cambiamenti climatici. «Perché, al di là delle singole configurazioni meteorologiche, il quadro di fondo resta quello di un pianeta che continua a scaldarsi».
A riaccendere il dibattito è anche l’evoluzione di “El Niño”, il fenomeno climatico naturale legato al riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale. Il Met Office britannico ha definito l’evento in sviluppo nel 2026 «senza precedenti» e ritiene molto probabile che il 2027 possa aggiudicarsi il titolo di anno più caldo mai registrato. Le previsioni indicano per il Pacifico equatoriale un’anomalia che potrebbe superare i 3 gradi entro la fine dell’anno, ben oltre quella tipica di un episodio di El Niño.
«Mai vista una cosa simile»
«Non ho mai visto un segnale così intenso nelle nostre previsioni», ha spiegato il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine del Met Office. El Niño è una fase naturale del ciclo El Niño-Southern Oscillation, legata al riscaldamento persistente delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Quando gli alisei si indeboliscono, l’acqua calda può spostarsi verso est e liberare più calore nell’atmosfera, modificando circolazione e precipitazioni in diverse aree del pianeta. Il fenomeno si presenta generalmente ogni due-sette anni e può durare diversi mesi. Lombroso invita però a non attribuire automaticamente al Niño il caldo italiano. «Le ondate di calore che stiamo vivendo non dipendono esclusivamente da El Niño – precisa –. Gli effetti di questo fenomeno sulla nostra nazione sono ancora allo studio e non sono ben chiari». A pesare è soprattutto il cambiamento climatico di origine antropica, sul quale gli eventi naturali si innestano amplificando gli effetti sul sistema climatico. Da qui la necessità, secondo Lombroso, di affiancare all’adattamento un deciso contrasto al riscaldamento globale. «Serve un cambio di passo della politica a livello globale, che ci obblighi a stravolgere il nostro modo di vivere». In questo scenario trova spazio anche l’ecoansia, la risposta emotiva alla crisi climatica sempre più presente tra le persone. Paura e senso di impotenza possono accompagnare la percezione di un futuro segnato da eventi estremi. «È assolutamente comprensibile che tra la gente si sviluppi questa situazione emotiva – conclude Lombroso –. Ma ancora una volta il compito di ridare un po’ di speranza spetta alla politica, con il necessario cambiamento di rotta».
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