«I vigili del fuoco si sono fatti male per cercare di proteggere gli altri»
Benvenuti, segretario del sindacato Conapo: «Aps ribaltata nel tentativo di evitare il suv»
MODENA. Resta ricoverato in condizioni molto gravi in ospedale il vigile del fuoco 33enne (O.D. di Modena) coinvolto mercoledì pomeriggio dello spaventoso incidente tra viale Italia e viale Corassori tra un’autopompa serbatoio e un suv Bmw. Operato nella notte, resta in terapia intensiva, prognosi riservata. Dimessi invece solo con contusioni i due colleghi di 53 e 50 anni, così come è stata dimessa anche tutta la famiglia sul suv: l’ultima a uscire dal Policlinico ieri pomeriggio è stata la figlia più piccola di 3 anni, dopo il periodo di osservazione.
L’accaduto rilancia con forza la riflessione sulla pericolosità degli interventi di soccorso, che va al di là della lotta contro il fuoco, come sottolinea Fabrizio Benvenuti, segretario provinciale di Conapo, il sindacato più rappresentativo dei vigili del fuoco.
Benvenuti, l’accaduto mostra che i rischi non sono solo di fronte alle fiamme...
«La gente pensa che i pericoli siano solo sugli interventi, ma c’è tutta la fase di arrivo sull’emergenza che può essere altrettanto pericolosa, come l’accaduto purtroppo ha dimostrato».
Chi ha sbagliato?
«È assolutamente prematuro dirlo, non sappiamo con certezza neanche chi è passato col rosso, lo stabiliranno le indagini della polizia Locale. C’è però un elemento indubbio, sotto gli occhi di tutti».
Quale?
«Che l’autopompa si è ribaltata perché chi era alla guida ha tentato fino all’ultimo di evitare l’impatto: ha fatto una brusca sterzata, e il peso dell’acqua ha sbilanciato il camion, facendolo ribaltare sulla fiancata. Se fosse andato dritto, il camion avrebbe preso solo una botta frontale. Ma con il peso che aveva, il suv sarebbe finito chissà dove, e in che condizioni. Per cercare di non fare male agli altri, i colleghi hanno fatto male a se stessi».
Di chi si tratta?
«Era una squadra boschiva, chiamata a uscire per il soccorso di una persona in casa. Tecnicamente la boschiva non esce per queste cose, ma la prima squadra era già impegnata in un altro intervento. E per la carenza di personale che denunciamo da anni, non avevamo la seconda squadra, come dovevamo avere. In questa situazione, non si poteva fare altro che fare uscire la boschiva».
Il 33enne era passeggero?
«Sì, viaggiava sul retro e si stava mettendo i Dpi per l’intervento quando è successo l’incidente. È stato sbalzato dal finestrino ed è rimasto schiacciato sotto il camion, per questo ha subito conseguenze tanto gravi. Come sindacato, siamo profondamente vicini a lui e alla sua famiglia, confidando in un completo e rapido recupero».
È pericoloso quell’incrocio?
«Io ritengo proprio di sì, in particolare per noi vigili del fuoco che abbiamo la caserma lì vicino e lo dobbiamo percorrere centinaia di volte in emergenza. Anche a me capitò di fare un incidente lì con l’autopompa in passato. Ci sono macchine che vanno forte perché la strada è larga, e qui non siamo in America, dove i vigili del fuoco comandano il semaforo. Siamo esposti al pericolo, che diventa ancora maggiore, per noi e per gli altri, con i mezzi vecchi che abbiamo».
Adesso ne perdete anche uno...
«Sì, e tra l’altro era il camion più recente che avevamo in caserma: sarà un bel problema doverne fare a meno. Da mesi aspettiamo nuove Aps e autobotti, che dovevano arrivare tra gennaio e febbraio. Invece niente, e ci troviamo con un parco macchine dei primi anni Duemila che ormai quotidianamente si rompono o hanno problemi. E dobbiamo utilizzarle con tutti i rischi conseguenti sulla strada. La carenza è tale che a volte interveniamo sull’emergenza anche senza autopompa, ma solo con i mezzi secondari. Non si può andare avanti così».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
