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Donna stuprata sul percorso natura a San Damaso: «L’aggressore era capace di intendere e di volere»

Di Stefania Piscitello

	Il percorso natura a San Damaso, dove è avvenuto lo stupro
Il percorso natura a San Damaso, dove è avvenuto lo stupro

È quanto ha concluso il perito del tribunale dottoressa Matilde Forghieri per il 20enne accusato della violenza sessuale commessa nel 2025 e di altre due tentate in precedenza

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MODENA. «Capace di intendere e di volere». È quanto ha concluso il perito del tribunale dottoressa Matilde Forghieri per il 20enne accusato del brutale stupro avvenuto sulla ciclabile a San Damaso nel 2025 e di altre due tentate violenze. È stata battaglia di perizie in tribunale: alla fine la dottoressa Forghieri ha concluso per la piena capacità dell’imputato al momento di tutti i fatti in contestazione. In linea con le sue conclusioni, anche il consulente di parte civile e quello nominato dal pubblico ministero. Il consulente nominato dalla difesa aveva sostenuto un dubbio su un possibile vizio di mente del 20enne. L’udienza è stata rinviata al 5 ottobre, giorno in cui ci sarà la discussione e l’eventuale sentenza, nell’ambito nel rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo di pena in caso di condanna.

La violenza

L’aggressione choc, quella che poi aveva fato emergere altre due tentate violenze avvenute in precedenza, risale al 19 agosto 2025. La vittima, una donna sulla cinquantina (assistita dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli), si trovava lungo il percorso natura a San Damaso. Un posto che frequentava tutti i giorni. Le indagini della Squadra mobile della polizia di Stato, coordinata dal dottor Mario Paternoster, avevano poi fatto emergere altri due tentativi di violenza sessuale contestati al giovane. E anche queste due presunte vittime si sono costituite parte civile. Il primo episodio risale al 12 febbraio 2025 a Castelfranco, il secondo al 23 maggio 2025 nel Percorso Natura, più o meno nella stessa zona dell’aggressione del 19 agosto.

La testimonianza

La vittima della violenza di San Damaso ha riportato gravi conseguenze non solo fisiche, ma anche psicologiche, che si porta dietro ancora oggi. Qualche mese fa, con coraggio, nella prima intervista che aveva deciso di rilasciare, aveva raccontato quei momenti, spiegando anche perché quel luogo, che prima dell’aggressione frequentava ogni giorno, fosse diventato così difficile da affrontare. «Stavo correndo come facevo sempre. A un certo punto – aveva raccontato – ho visto questo ragazzo in bicicletta, me lo sono trovato dietro e mi ha superata. Io mi sono fermata perché ho avuto un attimo di paura quando ho sentito la bicicletta correre così veloce dietro di me. Poi sono ripartita. Poco dopo mi è sbucato fuori da un cespuglio e mi ha fatto cadere con una spallata. Sono caduta a terra». La donna, poi, aveva aggiunto: «La prima cosa che ha fatto è stata buttarsi su di me con le mani al collo e un ginocchio sul petto. Non respiravo più e ho perso i sensi. Quando mi sono ripresa mi sono trovata legata dentro il cespuglio e lui ha abusato di me. Quando ha finito, la corda che aveva usato per legarmi me l’ha stretta al collo e mi ha detto che doveva uccidermi perché lo avevo visto in faccia. L’ho supplicato di non uccidermi. A un certo punto si è distratto, penso abbia sentito un rumore, e io sono scappata dalla parte opposta».

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