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Donne «vampire, false e manipolatrici»: alta tensione al convegno “La violenza non ha genere” a Modena

di Paola Ducci
Donne «vampire, false e manipolatrici»:  alta tensione al convegno “La violenza non ha genere” a Modena

Sit-in di protesta di un gruppo di femministe e delle associazioni “Non una di meno” e “Maschile plurale” all’incontro in sala Pucci sull’aggressività femminile: «Non c’è stato contraddittorio, abbiamo ascoltato stereotipi negativi giustificati da singoli casi ma non supportati da dati scientifici»

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MODENA. Vampire, manipolatrici, aggressive, provocatrici, spesso false e in genere approfittatrici, talvolta addirittura infanticide e istigatrici al suicidio dei propri ex compagni, dopo che magari sono finiti in carcere o perché faticano ad arrivare economicamente alla fine mese. Per non parlare di come possono diventare perfide quando si trovano in tante in un luogo di lavoro. Tutto ciò, in linea di massima per loro natura, con tanto di dimostrazioni definite “scientifiche”, citando la “sindrome di Medea” e l’archetipo della “donna vampira” di Jung, che incarna l’aspetto oscuro e divorante dell’anima. Sono state queste solo alcune delle parole rivolte al genere femminile che si sono sentite pronunciare nei numerosi interventi di avvocati, psicologi e portavoce di padri separati alla palazzina Pucci durante il convegno “La violenza non ha genere. Profili giuridici e psicologici dell’aggressività femminile” organizzato nel pomeriggio di lunedì 21 settembre.

Incontro senza contradditorio

Un incontro, organizzato da Marina De Rose di Anthea Group che si è svolto, senza alcun tipo di contraddittorio. «Abbiamo atteso fino alla fine in silenzio e ascoltando tutti i contributi per poter intervenire – hanno protestato dal pubblico rappresentanti di “Non una di meno” e “Maschile plurale” a fine incontro quando l’organizzatrice De Rose, ha dichiarato che ormai non c’era più tempo per le domande (concedendo invece ancora minuti solo per interventi che avallavano la tesi del convegno) –. Abbiamo ascoltato per tutto il pomeriggio stereotipi negativi sulle donne giustificati da testimonianze di singoli casi di violenza psicologica di donne sugli uomini, che ovviamente esistono, non si discute, sappiamo che ci sono tanti uomini che soffrono, ma nessuno ha portato dati e studi scientifici che ne dimostrino il fenomeno. Abbiamo provato a fare domande ma ci hanno stoppato».

Tensioni fuori e dentro la sala

Che il convegno avrebbe provocato tensioni lo si poteva immaginare già nelle scorse settimane quando era stato pubblicizzato sui social e in città si era subito sollevata un’ondata di dissenso nei confronti di questo tipo di narrazione della violenza di genere. Tra le tante prese di posizione contrarie all’incontro non c’erano state solo le associazioni femministe cittadine ma anche il sindaco Massimo Mezzetti e l’assessora Alessandra Camporota. E in effetti le aspettative non sono state deluse. Ad accogliere la sessantina di persone che hanno partecipato all’evento sono state un gruppo di donne dichiaratamente femministe, che si sono definite “Le vampire”, ironizzando su uno degli archetipi utilizzati da uno psicanalista relatore: «Abbiamo organizzato un sit-in di contestazione per denunciare la menzogna che si vuole affermare – ha tuonato Deborah Ardilli – la violenza ha un genere ed è maschile. Anche la scorsa settimana un'indagine Istat ha richiamato dati drammatici sui numeri della violenza sulle donne». Le vampire hanno provato ad interrompere il convegno per avere un momento di confronto con i relatori, ma sono state allontanate con la promessa che il dibattito si sarebbe svolto alle 18. Cosa che però non gli è stata concessa dall’organizzatrice che si è giustificata dicendo che non c’era più tempo.

La considerazione di Elisa Rossini (FdI)

«Al sapore amaro della censura preventiva praticata dal sindaco Mezzetti e dall’ assessore Camporota con il seguito delle associazioni femministe sull’iniziativa promossa da Anthea Group, ha fatto seguito la scomposta protesta di un nutrito gruppo di contestatrici che ha fatto irruzione nella Sala Pucci urlando e interrompendo i relatori – ha commentato Elisa Rossini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, presente al convegno – Ho voluto essere presente perché la censura mossa dal sindaco, dall’assessore alle pari opportunità e dalle associazioni femministe modenesi meritava non solo una immediata presa di distanza, ma anche una presenza al convegno per sostenere iniziative che nella nostra città vengono emarginate anche dalle istituzioni».

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