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Il saluto

Laila abbassa la serranda di “Silingardi” in Sant’Eufemia: dopo 101 anni Modena perde un simbolo

di Ginevramaria Bianchi

	Laila Zanasi davanti al suo negozio "Silingardi"
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Laila Zanasi davanti al suo negozio "Silingardi"

La titolare Zanasi chiude il negozio di calzature, bottega storica nel cuore della città: «Le miei clienti sono diventate amiche, conservo solo bei ricordi»

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MODENA. Prima di entrare da Silingardi ci fermiamo un momento sulla porta. Non è ancora cominciata l’intervista e abbiamo già davanti agli occhi il senso della storia che vi andremo a raccontare. Una cliente di quelle che qui vengono da una vita abbraccia la titolare, Laila Zanasi. Le dice che le vuole troppo bene. Che le mancherà. Quasi è commossa. Il motivo? A fine ottobre il negozio abbasserà la serranda per l’ultima volta. Dopo 101 anni di storia, e più di 50 trascorsi con lei dietro quel bancone, la bottega di Sant’Eufemia chiude. Non per una crisi improvvisa, non perché i clienti siano spariti, ma perché la titolare, a 78 anni, sente che è arrivato il momento di fermarsi. «Con rammarico», precisa.

Il racconto

Una parola che torna più volte mentre racconta una vita intera trascorsa dentro queste mura. «Ho lavorato qui da quando ho terminato la scuola magistrale, praticamente». Il negozio lo avevano aperto nel 1925 Vittorio e Ines Silingardi. Poi, molti anni dopo, è arrivato suo marito. Aveva 11 anni. «Non voleva più studiare. Gli è stato detto “o studi o lavori”. Qui avevano bisogno di aiuto e allora ha iniziato a dare una mano. E non se n'è mai andato». Poi è arrivata lei, «nel 1971, a 23 anni, dopo aver conosciuto il marito alla Corale Rossini».
«Nel 1972 ci siamo sposati – aggiunge –. Ho fatto qualche anno di sosta quando sono nati i nostri figli, ma per il resto sono sempre stata qui». Per cinquantacinque anni. Abbastanza per vedere passare generazioni di clienti e per sapere che, in una bottega come questa, il prodotto non è mai stato tutto. Zanasi è specializzata nelle scarpe da signora, in quelle ortopediche, nelle calzature per «piedi difficili». Ma soprattutto è specializzata nelle persone. «Con le mie clienti instauro un rapporto di amicizia. Da quando hanno saputo della chiusura sono tutte molto dispiaciute, e mi dicono: “Adesso come faremo?”». E proprio quelle clienti sono il motivo per cui la chiusura pesa così tanto. Alcune vengono da anni, altre addirittura da sempre. Le chiediamo se l’avvento delle piattaforme di compravendita online abbiano influito nella scelta. Ma Zanasi ci dice che lei «l’avrebbe fatta comunque». Perché «è vero che l’online ha dato una battuta d’arresto a tutti noi commercianti – afferma – però le mie clienti, che sono anziane, online non acquisterebbero. Loro hanno bisogno di essere seguite, consigliate. È una cosa che nel tempo si sta perdendo, il rapporto umano. Fa parte dei negozi antichi questa cosa di affiancare le persone».

Il saluto

E Zanasi lo sa bene. Ma sa anche che il mondo intorno è cambiato, e che a un certo punto bisogna scegliere. Qualcuno avrebbe potuto raccogliere il testimone, ma lei di pretendenti «non ne ha neanche cercati». Non c’è rabbia nelle sue parole. Piuttosto la consapevolezza di chi ha tirato avanti per una vita e adesso sente di potersi concedere di smettere. Quando le chiediamo quale sia il ricordo più bello, però, quasi sembra non sapere da dove cominciare. «Sono tutti ricordi belli quelli che ho qui in Sant’Eufemia. Soprattutto con i fantastici colleghi commercianti che ho avuto negli anni in questa strada». Poi si interrompe. La voce le trema un attimo. Riparte e aggiunge: «Questo piazzale è tutta la mia vita». E adesso? «La salute» è la prima cosa che si augura. Poi torna alla musica, l’altra costante della sua vita. «Io canto nella Corale Rossini, e spero di poterlo fare sempre, perché la musica aiuta a vivere». A fine ottobre arriverà l’ultimo giorno. Dopo 101 anni il negozio resterà chiuso. Zanasi «aspetta a braccia aperte le clienti che vorranno passare a salutarla per l’ultima volta». Poi arriverà il momento di abbassare la serranda. E questa volta, dietro non ci sarà un giorno di chiusura. Ma la fine di una storia cominciata nel 1925 e arrivata fino a oggi, con Zanasi a tenerne vivo il filo per più di cinquant’anni. Una storia che, per un secolo, ha avuto un indirizzo preciso, un bancone, un paio di scarpe da provare e soprattutto qualcuno dall’altra parte che diceva: «Aspetti, vediamo insieme». 

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