Shorts e scollature in classe: scontro aperto tra studenti, presidi e politica
Genitori favorevoli, piovono critiche da Cgil e Rete Studenti. Forza Italia: «Stiamo con la dirigente». La Lega: «La sinistra è confusa»
CARPI. Il liceo Fanti non è l’unica scuola della città in cui, all’inizio dell’anno, è stato dato risalto all’importanza di indossare un abbigliamento consono. Un tema che ha acceso un dibattito vivace e ha fatto emergere più sfumature e posizioni differenti. Se molti genitori hanno applaudito la dirigente scolastica del “Fanti”, Alda Barbi, che alla riunione con i genitori nei primi giorni dell’anno scolastico ha detto in modo chiaro ed energico che le regole vanno rispettate, la Cgil è intervenuta per esprimere disaccordo rispetto dopo le parole della preside.
Critiche dalla Cgil
Il sindacato scuola Flc Cgil ha ribadito che «il diritto all’istruzione è un principio fondamentale del nostro ordinamento e non può essere subordinato a valutazioni soggettive sull’abbigliamento degli studenti”. Mentre la Rete Studenti Medi indica che «il diritto allo studio e a un’istruzione di qualità non può dipendere dall’abbigliamento della studentessa o dello studente».
Caso aperto anche alle medie
Anche alle scuole medie “Guido Fassi” l’abbigliamento è tra i temi su cui sono state stabilite delle indicazioni. In questo caso si trovano nel regolamento che entra nello specifico. «Gli alunni devono indossare un abbigliamento adeguato all’ambiente ed al lavoro scolastico (evitando ad esempio ciabatte, pantaloncini troppo corti, canottiere o magliette che lasciano scoperta la pancia), attività di Scienze motorie comprese (tuta, scarpette e magliette)». Regole inequivocabili che hanno trovato immediato consenso fra i genitori, che le hanno definite “più che ragionevoli e appropriate”. Il caso ha sollevato la reazione del mondo politico.
Forza Italia: «Siamo con la preside»
«Le discussioni nate sul liceo Fanti rischiano di farci perdere di vista il centro della questione – affermano il consigliere di Forza Italia Michele De Rosa e il coordinatore cittadino Massimo Barbi-. Diciamolo chiaramente e in modo molto trasparente: stiamo dalla parte della preside, una professionista che in tutti questi anni ha ampiamente dimostrato sul campo di essere un’ottima dirigente, stimata da tutta la comunità scolastica. La preside ha poi chiarito che la sua uscita sul rimandare a casa chi si presenta svestito era una battuta per scuotere gli animi. Ma, al di là dell’ironia del momento, la sostanza del discorso non cambia: ha perfettamente ragione. Parliamoci chiaro, la scuola è un luogo di formazione, di crescita, di apprendimento e di socializzazione, non è una spiaggia o una discoteca. Di conseguenza, serve un abbigliamento consono al contesto, come in qualsiasi altro luogo pubblico e istituzionale. Qui nessuno vuole fare il bigotto. Nessuno chiede di rimettere i grembiuli, le uniformi o di andare a misurare la lunghezza dei vestiti. Ma un minimo di buon senso, suvvia».
La Lega: «Sinistra confusa»
Giulio Bonzanini, consigliere della Lega, parla di “doppio standard della sinistra”, citando quando, nel 2021 intervenne criticando il murale che, al “Fanti”, raffigurava Trump con sembianze caricaturali, con un «uso strumentale e politico fuori luogo in un contesto scolastico». «In quell'occasione la Dirigente Barbi difese il lavoro degli studenti richiamando il principio della libera espressione del loro pensiero – aggiunge Bonzanini -. Quella vicenda dimostra che il tema della libertà della scuola non può essere affrontato a corrente alternata, a seconda che il messaggio piaccia oppure no. Oggi assistiamo invece a un curioso ribaltamento: la stessa dirigente che ieri veniva difesa come baluardo della scuola libera viene oggi contestata perché richiama gli studenti a un principio elementare, cioè che all'interno di un’istituzione educativa esistono regole e responsabilità da rispettare».
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