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La protesta

Assalti degli studenti ai supermercati di Modena: «Queste non sono bravate, tutele per cassieri e addetti»

di Manuel Marinelli

	Gli assalti ai supermercati MD e Conad a Modena
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Gli assalti ai supermercati MD e Conad a Modena

I sindacati Cgil, Cisl e Uil intervengono dopo gli episodi all’MD di via Rainusso e al Conad Leonardo: «La loro sicurezza diventi una priorità»

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MODENA. Dietro una cassa, tra gli scaffali o nel magazzino, mentre fuori il supermercato continua la sua giornata, ci sono persone che stanno semplicemente lavorando. Ed è da qui che Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl Emilia e Uiltucs Uil, partono per esprimere solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti nei gravi episodi avvenuti negli ultimi giorni a Modena. L’irruzione di un gruppo numeroso di giovani all’interno del supermercato MD di via Rainusso, con il saccheggio degli scaffali, le urla, le provocazioni e i video realizzati durante il raid, e il successivo episodio al Conad Leonardo, secondo i sindacati non possono essere derubricati a semplici bravate.

La condanna dei sindacati

«Chi lavora ha il diritto di farlo senza essere esposto a minacce, intimidazioni o aggressioni, un diritto che non può dipendere dalla capacità individuale di gestire situazioni di pericolo – si legge nella nota condivisa dai sindacati – Gli episodi riportano così al centro una questione che le organizzazioni sindacali denunciano da tempo: la sicurezza nei luoghi di lavoro non riguarda soltanto infortuni, incidenti o rischi legati alle mansioni, ma anche il diritto di lavorare senza essere aggrediti o intimiditi. Nel commercio il problema assume una particolare rilevanza: migliaia di lavoratrici e lavoratori hanno ogni giorno un rapporto diretto con il pubblico e rappresentano spesso il primo, e talvolta l’unico, punto di contatto tra azienda e clientela. Cassiere, addetti alla vendita, responsabili di reparto e direttori non possono essere lasciati soli a gestire situazioni di conflitto o di pericolo» «Non è accettabile, sottolineano i sindacati, che chi lavora in un supermercato debba scegliere se intervenire, esporsi o assistere impotente, assumendosi personalmente il rischio di una possibile aggressione. La sicurezza non può essere affidata al coraggio individuale».

La sicurezza nei supermercati

Per questo le aziende, secondo Cgil, Cisl e Uil, devono aprire un confronto con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori per verificare concretamente le condizioni di sicurezza dei punti vendita, le procedure previste in caso di aggressione e le misure di prevenzione adottate. «Il personale deve essere informato, formato e messo nelle condizioni di affrontare eventuali situazioni di rischio, senza responsabilità che possano ricadere sulle singole persone. Ma il tema, per i sindacati, non riguarda soltanto le aziende. Servono iniziative concrete da parte delle istituzioni, a partire da quelle locali, e un coordinamento efficace tra organizzazioni sindacali, imprese, forze dell’ordine e soggetti del territorio. La prevenzione deve essere costruita prima che si verifichino fatti gravi, attraverso strumenti adeguati, procedure chiare e un confronto costante sulle condizioni di sicurezza. Non si può intervenire soltanto dopo che un’aggressione si è verificata».

Le richieste alla politica

I sindacati chiedono inoltre alla politica, a livello locale e nazionale, di affrontare con serietà il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e quello più ampio della violenza e del disagio giovanile, che possono sfogarsi sui presidi meno protetti, magari in quartieri complessi o ad alta densità di problematiche giovanili. «Non servono soltanto l’indignazione del momento o la solidarietà quando la notizia diventa pubblica: servono scelte capaci di intervenire sulle condizioni che rendono possibile la violenza, sulle situazioni di disagio e sui fenomeni di devianza giovanile, senza alimentare odio, generalizzazioni o contrapposizioni sociali. È necessario perseguire le responsabilità individuali, ma la sicurezza non può essere intesa esclusivamente come controllo e repressione. Deve comprendere la tutela delle persone, la prevenzione dei rischi, la capacità di intervenire tempestivamente e la costruzione di contesti nei quali il rispetto degli altri e delle regole sia riconosciuto come un valore condiviso. In questo percorso, scuola, famiglie, istituzioni e comunità educante devono poter svolgere un ruolo più forte, costruendo una rete capace di intercettare il disagio, promuovere relazioni positive e contrastare i comportamenti violenti prima che si trasformino in aggressioni o intimidazioni. Da qui la richiesta di aprire un tavolo di confronto che coinvolga aziende, istituzioni, organizzazioni sindacali e, per gli aspetti di competenza, i soggetti educativi e sociali del territorio. Un confronto nel quale la sicurezza venga affrontata non solo in termini di controllo e repressione, ma come prevenzione, gestione dei rischi e tutela concreta delle persone nei luoghi di lavoro».

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