Gli assalti degli studenti ai supermercati visti dai coetanei: «Lo fanno per i social, in branco si sentono invincibili»
Le voci dei ragazzi in autostazione a Modena all’indomani degli episodi all’MD di via Raiunusso e al Conad Leonardo registrati in brevi video diventati virali
MODENA. «Se lì in mezzo ci fossi stato anche io, i miei genitori mi terrebbero in punizione per chissà quanto», «lo fanno solo perché sono in branco», «l’unica soluzione è la remigrazione». Sono le voci degli studenti in autostazione a Modena all’indomani di un inizio di scuola bollente, tra i due assalti ai supermercati (MD di via Rainusso e Conad Leonardo) e le risse tra le corsie dei bus. La paura di ritrovarsi in mezzo non manca. La matrice comune tra questi episodi è una: sentirsi al centro dell’attenzione, mostrarsi forti e riprendere tutto col cellulare, postandolo sui social, sperando che i giornali e le tv rilancino tutto: obiettivo raggiunto. «Provate a mettervi nei panni di chi lavora al supermercato: ma come si può pensare che un gruppo di ragazzi, così per fare i prepotenti, venga a minacciarti e provocarti mentre fai il tuo lavoro, per di più obbligandoti pure a pulire lo schifo che hanno combinato – commentano le studentesse Ludovica, Antonia, Emma e Alessia mentre aspettano il bus – La forza del branco li rende “invincibili”, pensano di essere intoccabili. Anche perché sono minorenni e quindi più tutelati. Ma non si rendono conto che sono ridicoli...». Non molto lontano ci sono Matteo e Alessio, due studenti dell’Its Maker, corso post diploma che trova posto nelle aule del Corni. «Siamo ridotti male – raccontano – non mi sarei mai sognato a 14/15 anni di fare una cosa del genere. E se lo avessi fatto, i miei genitori non me la avrebbero di certo fatta passare liscia. Ed è questo che secondo me manca: quei ragazzi a casa non hanno nessuno che chiede conto di cosa hanno fatto, che li rimprovera. Sono soli e si sentono liberi di fare quello che vogliono. Quando mi escono quei video su TikTok cosa proviamo? Rabbia. Perché pensiamo a quanto non abbia senso fare una cosa del genere e vantarsene pure. Mia madre – aggiunge Alessio – lavora in un supermercato, e pensare che potesse esserci lei a vivere quella situazione mi fa arrabbiare ancora di più», concludono. Venerdì (25 settembre) l’uscita da scuola è filata liscia, nessuna rissa o episodio particolare, complice la presenza massiccia delle forze dell’ordine, dalla polizia alla Guardia di finanza. Ma le scene di qualche giorno fa nessuno le ha dimenticate. «Eravamo esattamente in questo punto, aspettavamo il bus e abbiamo visto un gruppo di ragazzi diventare sempre più numeroso – raccontano Ludovica e Bianca –. Urla, fischi. Poi lì in mezzo due ragazzi hanno cominciato a picchiarsi, venendo verso di noi. Siamo scappate il più lontano possibile per non finirci in mezzo. Abbiamo paura. Quando usciamo da scuola queste cose capitano, è diventata la normalità. A Modena vedere scene come quelle del supermercato è diventato normale».
Ma c’è chi ha idee più radicali: «Servirebbe la remigrazione», dice un ragazzo insieme agli amici: tra di loro ci sono anche ragazzi figli di immigrati. «Non mi interessa la nazionalità, anche perché ci sono anche alcuni italiani, io credo che servano misure decise». Ad aggiustare il tono ci pensa un amico: «Più che altro parlerei di rieducazione, è evidente che c’è un problema e che serve rieducare chi fa queste cose, per fargli capire che non sono forti a fare quelle cose. Io posso anche capire che il branco a volte possa tirarti dentro, ma alla fine tu devi ragionare con la tua testa. E se non ti tiri indietro sei complice anche tu che ci stai in mezzo». Da dove viene la fame di like, perché questi ragazzi hanno bisogno di sentirsi in qualche modo importanti? Queste le domande a cui le risposte, almeno nei fatti concreti, non sono arrivate. Ma è inevitabile che il futuro dell’educazione e dell’integrazione passerà proprio da qui.
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