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l’Inchiesta

La spedizione a Reggio contro uno straniero e l’attentato fallito a Modena: «Bruciate una sede anche per me»

di Ambra Prati

	I giovani neonazisti hanno agito anche a Modena e Reggio
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I giovani neonazisti hanno agito anche a Modena e Reggio

I messaggi choc nelle chat dei tre reggiani e del modenese, tutti minorenni, indagati nell’operazione antiterrorismo condotta da carabinieri e polizia su tutto il territorio nazionale contro un gruppo suprematista e neonazista

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MODENA. «Siamo fascisti nell’animo. Sosteniamo la rivoluzione». È soltanto uno dei messaggi choc confluiti nell’indagine antiterrorismo condotta sul territorio nazionale dal Ros dei carabinieri e dalla Digos della polizia di Stato. Due, in particolare, gli episodi contestati a Reggio Emilia, ai tre diciassettenni indagati, e a Modena, a un loro coetaneo residente in provincia.

La spedizione punitiva a Reggio

A Reggio i militanti non facevano soltanto propaganda, attraverso l’affissione di manifesti in una zona industriale abbandonata, il disegno di svastiche con la vernice spray e l’opera di volantinaggio fatta dalla ragazza, che diffondeva un’immagine della falce e martello sovrastata da un’offesa. C’è stato anche un incontro, nato da questo messaggio scritto da un minorenne: «O raga, un marocchino mi ha derubato, qualcuno viene a Reggio Emilia?». Le risposte: «Io te lo dico: gli pianto una coltellata»; «Organizziamo un pestaggio»; «Abbiamo un problema da risolvere entro 2-3 giorni... andiamo a massacrare, volete venire?». E a Reggio i “camerati” sono arrivati davvero. Dopo l’appello lanciato nella chat Telegram “Militanti Emilia Romagna” dal diciassettenne derubato, è stata pianificata una spedizione punitiva. Il gruppo, di cui faceva parte anche un maggiorenne, si è dato appuntamento a Reggio il 13 settembre 2024. In tenuta militare e armati, i presenti hanno alzato il braccio teso facendo il saluto nazista, per poi avviare la caccia allo straniero. La spedizione punitiva si è risolta in un nulla di fatto perché il gruppo non è riuscito a trovare la vittima designata. I neonazisti in erba ignoravano di essere pedinati da agenti in borghese, che li hanno fotografati.

L’attentato fallito a Modena

A Modena, attraverso lo slogan «Marceremo fino alla vittoria», diffuso nelle chat “Militanti Emilia Romagna” e “Baarn”, gli indagati avrebbero promosso il passaggio all’azione violenta, culminato nel fallito attentato del 29 settembre 2024 contro il Circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione, sede del Partito Comunista Rivoluzionario in via Paolo Ferrari. «Mandatemi più dati, come la piantina dell’area, foto della sede e quant’altro»; «Raga, bruciate una sede anche per me, vi prego». Le istruzioni proseguivano: «Se proprio volete fare casino, prendete una bottiglia di vetro, benzina e polistirolo e fate una molotov mascherata da birra normalissima. Ci mettete un tappo, poi prendete un pezzo di stoffa e fine». E ancora: «Perfetto, una bomba dentro gliela metto». Dopo le ipotesi su come costruire una bomba Maradona e su dove trovare l’esplosivo, qualcuno chiedeva: «Camerata, com’è andata l’operazione? Completata, sì o no? Ma come vi hanno beccati?». C’era chi lamentava un uso distorto delle chat: «Le chat Baarn non sono un gioco, sono milizie che usano violenza e squadrismo». Altri celebravano le Werwolf Division, i “lupi mannari” delle SS, o offendevano il presidente della Repubblica. Non mancavano il negazionismo dell’Olocausto – «Milioni di ebrei morti? Non ci sono le prove..».

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