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Nucleare: sì da Confindustria, è scontro tra i sindacati

di Luca Gardinale
Nucleare: sì da Confindustria, è scontro tra i sindacati

La Cisl approva il ddl del governo, no da Cgil e Legambiente Modena

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MODENA. Per qualcuno è una scelta di buonsenso, per qualcun altro è un’idea completamente fuori dal tempo. Fatto sta che a 39 anni dal referendum che chiuse le centrali, in Italia si torna a parlare di energia nucleare grazie al disegno di legge delega Pichetto, approvato in via definitiva dal Senato mercoledì scorso (30 settembre). Ma cosa pensano associazioni e sindacati modenesi di un’iniziativa che ha l’obiettivo di permettere la riapertura delle centrali, puntando soprattutto a piccoli reattori?

Confindustria Ceramica

Il primo via libera arriva da Confindustria Ceramica, che rappresenta un settore in forte difficoltà di fronte alla crisi energetica: «Se si vuole essere seri nel processo di decarbonizzazione - commenta il direttore generale Armando Cafiero - lo sviluppo del nucleare di nuova generazione nel nostro Paese è un’assoluta necessità che può contribuire alla sicurezza energetica e, con un mix di fonti adeguato come ad esempio è per la Spagna, al contenimento della bolletta elettrica. Il vero problema per il settore ceramico sono i tempi: il nucleare richiede almeno 10 anni - fa notare Cafiero - e per evitare in questo periodo rischi di deindustrializzazione irreversibili servono urgenti interventi strutturali sul costo del gas e un’urgente modifica al sistema Ets specifica per le penalizzazioni che gravano sul nostro settore».

Legambiente Modena

Un punto di vista molto diverso da quello di Legambiente Modena: «La legge delega sul nucleare recentemente approvata in Parlamento - attacca l’associazione - è una risposta fuori tempo alla crisi energetica in cui ci troviamo. A differenza degli impianti a fonti rinnovabili, una centrale nucleare non può arrivare prima di 10-15 anni: questa legge non favorisce quindi l’autonomia energetica nel breve termine, ma rende al contrario l’Italia nuovamente dipendente dalla Russia, primo produttore mondiale di uranio. È sbagliato l’approccio basato su piccoli reattori, perché le analisi tecniche dicono che gli Small modular reactors aumentano i costi e i problemi di sicurezza rispetto alle centrali normali. Al contempo, non c’è ancora risposta al problema della gestione delle scorie delle centrali chiuse nel 1987».

La Cgil

E i sindacati? Per la Cgil è un “no” netto: «Il nucleare sostenibile non esiste - commenta il segretario Alessandro De Nicola - quando si parla di energia nucleare, si fa solo demagogia. I piccoli reattori non sono disponibili in commercio, moltiplicano problemi, scorie, costi e sicurezza, e non risolvono il caro bollette. I piccoli reattori attualmente non esistono, saranno pronti tra 15 anni, se va bene. Attualmente sono pochi e in fase sperimentale. E poi molti immaginano dispositivi piccoli dove ci puoi attaccare la presa elettrica del camper, ma non è così: sono delle vere e proprie centrali nucleari che hanno un impatto importante sul territorio, ad esempio, di un comune come Sassuolo, dove si può immaginare di installarle viste le produzioni ceramiche altamente energivore. Rimane il problema di smaltimento delle scorie e degli alti costi di realizzazione, nonché di approvigionamento del combustibile (uranio) di cui l’Italia non dispone (la Russia ha la leadership mondiale). Per la Cgil si deve puntare sulle fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse, ecc…), come scienziati, ricercatori ed esperti chiedono, considerato che queste possono arrivare a coprire l’80% del nostro mix energetico. Le famiglie hanno bisogno adesso di risposte alla crisi energetica e al caro bollette».

La Cisl

Un pensiero molto diverso da quello della Cisl: «Abbiamo una posizione chiara - commenta la segretaria Rosamaria Papaleo - è prioritario costruire un mix energetico che sforbici la nostra dipendenza dall’estero. Hormuz, l’aggressività russa e l’instabilità di Trump entrano ogni giorno nelle bollette e per Modena il tema è industriale. Basta guardare al progetto francese Nuward di Edf: un Smr progettato fino a 400 MW elettrici, una taglia che, nelle nostre stime, potrebbe produrre più dell’attuale fabbisogno elettrico di tutte le oltre 60 imprese ceramiche del distretto, settore messo in ginocchio dal caro energia e che dobbiamo salvare. E la prospettiva va oltre l’elettricità: questi impianti sono studiati anche per produrre calore e sostenere la produzione di idrogeno, strada sulla quale la filiera ceramica locale sta già sperimentando. La legge guarda anche ai clienti domestici, alle bollette delle nostre case: significa un mix meno dipendente dal gas e, per territori come il nostro, un teleriscaldamento più diversificato. Siamo alla fase uno di una scelta strategica. Ci aspettiamo che Modena la affronti con maturità e senza pregiudizi», conclude Papaleo.

La Uil

La Uil fa invece sapere di «non avere una posizione pregiudiziale - spiega il segretario Roberto Rinaldi - ricordando però che questo è un Paese nel quale c’è stato un referendum, e che anche se si porta avanti questa strada comunque ci vogliono almeno 15 o 20 anni per avere energia nucleare di nuova generazione che risponda alla crisi energetica. Dal nostro punto di vista, il tema è quello di spingere subito sulle fonti energetiche rinnovabili, e anche riprendendo l’utilizzo dei giacimenti di gas che ad esempio abbiamo anche nel mare Adriatico, utilizzando queste risorse a favore del contenimento delle bollette energetiche».l

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