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Il processo

Salim El Koudri in tribunale: dichiarato capace di intendere e di volere

di Stefania Piscitello
Salim El Koudri in tribunale: dichiarato capace di intendere e di volere

È l’esito della perizia psichiatrica discussa davanti al giudice

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MODENA. Sapeva cosa stava facendo quel 16 maggio, quando in centro a Modena, alla guida della sua Citroen C3 ha travolto i passanti ferendo otto persone: una di loro, Monica Esposito, è morta due mesi dopo in ospedale mentre un’altra, una turista tedesca, ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. Sono queste le conclusioni della perizia psichiatrica disposta dalla Procura per Salim El Koudri, il 31enne in carcere con l’accusa di strage aggravata dalla morte di Esposito. Per il momento non è stata contestata l’aggravante del terrorismo, ma se dovessero essere ravvisati gli elementi, la contestazione potrebbe arrivare anche più avanti. Il 31enne, assistito dall’avvocato Fausto Gianelli, in caso di processo ha solo una possibile condanna davanti a sé: l’ergastolo.

L’arrivo in tribunale

Cappuccio abbassato, testa china. È arrivato così questa mattina – 2 ottobre - in tribunale Salim El Koudri, “scortato” dagli agenti della polizia penitenziaria che sono arrivati con il loro mezzo da un ingresso laterale. La tensione, in quella che è stata la sua prima uscita dal carcere dopo la strage, era alta. Presenti numerosi operatori di Polizia e Digos. Una delle principali preoccupazioni era ovviamente che potessero esserci tensioni anche date dalla possibile presenza nei pressi del tribunale di soggetti estranei ai fatti. La situazione è rimasta sotto controllo, senza che si siano presentati problemi. Poco prima delle 9, in tribunale sono arrivate pian piano diverse vittime della strage, accompagnate dai parenti. C’era lo chef Ermanno Muccino, travolto quel giorno dalla folle corsa di El Koudri e c’erano anche i familiari di Monica Esposito, la donna deceduta dopo due mesi di ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna: aveva riportato ferite gravissime. In aula sono arrivati i suoi figli, insieme al marito Angelo in sedia a rotelle: anche lui quel giorno è stato investito e per mesi è rimasto al Maggiore accanto alla moglie. Da lì, però, è uscito solo lui.

L’udienza

Poco meno di tre ore, tanto è durata l’udienza, nell’ambito dell’incidente probatorio, in cui i consulenti hanno esposto le loro conclusioni, rispondendo anche alle domande dei legali presenti in aula, a partire da quelle di Fausto Gianelli, che assiste il 31enne. Salim El Koudri si è trovato per la prima volta faccia a faccia con le sue vittime e con i loro parenti. Le parti offese, lo ricordiamo, sono diverse. Per il marito, le figlie e il figlio di Monica Esposito c’era l’avvocato Giulio Garuti; Deborah De Cicco per il fratello Giovanni; Liborio Cataliotti per l’anziana madre, il fratello Carmine e la sorella Veronica. Nei mesi scorsi il giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi ha nominato i consulenti: la psichiatra Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori, esperto di neuropsicologia forense. A nominare consulenti esperti psichiatri sono stati anche la pm Monica Bombana e l’avvocato Gianelli, oltre a un perito di una parte offesa. E oggi (2 ottobre), dunque, è arrivata la conferma di quanto già emerso nei giorni scorsi.

Lo scontro

L’avvocato difensore Fausto Gianelli ha spiegato di avere depositato una memoria difensiva contenente alcune considerazioni e ha interrogato i consulenti su una questiona: se i farmaci antipsicotici che in passato erano stati prescritti a El Koudri siano farmaci normalmente prescritti a persone affette da disturbi gravi. Tutto dipende, ha spiegato la dottoressa Forghieri, dalla posologia: si tratta di farmaci utilizzati anche per la stabilizzazione dell’umore. L’avvocato De Cicco, che assiste Giovanni Esposito, fratello di Monica, ha avanzato una riflessione su una possibile premeditazione, se cioè «la linea temporale che spiega il percorso dell’indagato sia stata valutata», come anche «la concatenazione di decisioni e selezioni ambientali: cioè se la scelta di partire di sabato pomeriggio e andare a venti chilometri da casa siano compatibili con un cortocircuito mentale». La premeditazione al momento è stata esclusa come anche l’aggravante del terrorismo. Nei giorni scorsi la trasmissione “Fuori dal Coro” ha mandato in onda un servizio secondo cui il 31enne sarebbe stato attenzionato dagli 007. Dopo un periodo di accertamenti però non sarebbero emersi elementi sufficienti per giudicarlo pericoloso. 

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