Violenza sessuale a San Damaso: chiesti 14 anni e otto mesi di pena
La vittima: «Quell’uomo resti in carcere, alle donne dico di denunciare»
MODENA. Quattordici anni e otto mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie. È la richiesta del pubblico ministero Ilaria Corbelli nel processo con il rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo di pena in caso di condanna) a carico del 20enne, assistito dagli avvocati Francesca Corsi ed Enrico Fontana, accusato del brutale stupro avvenuto sulla ciclabile a San Damaso nel 2025 e di altre due tentate violenze: una sempre a San Damaso e l’altra a Castelfranco. La pm è partita dalla base di pena massima che il codice riconosce per la violenza sessuale, riconoscendo l’aggravante prevista dall’articolo 609 ter, che aumenta la pena fino a un terzo perché l’imputato aveva il volto travisato da uno scaldacollo alzato fino agli occhi e dall’utilizzo di armi. La Procura, inoltre, non ha concesso le attenuanti generiche. Oltre alla Procura hanno discusso i tre difensori di parte civile, tra i quali gli avvocati Peter Martinelli e Francesca Schenetti.
La battaglia legale
L’avvocato Martinelli assiste l’ultima vittima in ordine di tempo, che si trovava lungo il percorso Natura a San Damaso quando si verificò la terribile aggressione, un luogo che frequentava abitualmente. Il legale ha chiesto un risarcimento di 350mila euro e che gli atti vengano restituiti al pubblico ministero per valutare l’ipotesi di tentato omicidio che a oggi non è contestata. L’altra donna che si è costituita parte civile ha subito la tentata aggressione a Castelfranco: l’episodio è stato in parte ripreso dalle telecamere i cui filmati sono stati rivisti in udienza. Dalle immagini si nota l’imputato che aspetta la vittima fuori dall’auto, poi la aggredisce e la porta tra la vegetazione. La tentata violenza, contestata nello stesso fascicolo, non si è consumata perché è arrivata un’auto che ha fatto scappare l’imputato. L’episodio è stato rintracciato grazie a un grande lavoro della Polizia. L’avvocato Schenetti per la propria assistita a chiesto la condanna a pena di giustizia, il risarcimento e la provvisionale, oltre alla rifusione dei danni. «Il lavoro di Questura e pubblico ministero è stato encomiabile - afferma l’avvocato Martinelli -. Hanno messo il cuore in questa indagine». La vittima che fu assalita nell’agosto dell’anno scorso esorta le donne che affrontano fatti terribili come questo a «denunciare, fidatevi delle istituzioni. È stata una giornata molto dura per me, ho dovuto ripercorrere tutti i momenti di quel giorno che mi ha stravolto la vita. Quell’uomo deve rimanere in carcere». «La responsabilità del nostro assistito è acclarata dalle indagini e confessata ancora prima dall’imputato - afferma l’avvocato Fontana -. Ci preme che si arrivi a una condanna che sia una pena giusta. La richiesta di condanna ci sembra eccessiva. Occorre tenere conto che aveva 19 anni e un deficit cognitivo importante. Partire dalla pena massima per noi è errato. Il nostro assistito ha tentato il suicidio, sabato mi ha consegnato, scritta di suo pugno; una lettera di scuse con le vittima e la propria famiglia, che definisce terribile quanto commesso. Questo ragazzo ha iniziato un percorso lungo e complesso, ma anche di rieducazione». l
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