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Quando un nome non basta: la felicità in un rettangolo di carta

di Andrea Iacomini*
Quando un nome non basta: la felicità in un rettangolo di carta

Nato in Myanmar in Thailandia e costretto ad espatriare quando aveva 7 anni, Sarm Lung-or ha ricevuto solo sei anni dopo il documento di identità

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Quando nasce un bambino, la prima cosa che riceve è un nome. È una sequenza di lettere che gli permette di essere chiamato, accolto nella comunità e amato. Eppure, in molte parti del mondo, chiamarsi in un modo non equivale ad esistere agli occhi dello Stato. Senza un certificato di nascita e un documento di identità, quel nome rimane una parola sospesa nell’aria, priva della forza legale necessaria per proteggere la vita di chi lo porta.

Senza documenti, un’infanzia invisibile

È l’invisibilità sottile ma devastante degli apolidi, una condizione che per anni priva l’infanzia dei diritti più elementari: la possibilità di andare a scuola senza ostacoli, di accedere alle cure sanitarie o di muoversi liberamente nel proprio Paese. In Thailandia si stima che siano ancora centinaia di migliaia le persone prive di cittadinanza, e moltissime tra queste sono proprio giovanissimi che rischiano di crescere senza un futuro riconosciuto.

La storia di Sarm: dall’orfanotrofio alla Thailandia

A tredici anni, Sarm Lung-or stringe tra le mani il suo nuovo documento d’identità ufficiale, guardando quel piccolo rettangolo di carta con gli occhi brillanti di chi ha aspettato un’intera vita. La sua storia porta il peso di un dolore precocissimo e di una doppia fuga.

Nato in Myanmar, Sarm si è ritrovato catapultato in una realtà estranea dopo la tragedia più grande per un bambino. «I miei genitori sono venuti a mancare e sono stato cresciuto dai miei nonni», racconta con la semplicità dei suoi anni. Arrivato in Thailandia quando aveva sette o otto anni, ha dovuto ricostruire da zero ogni certezza, a partire dalle parole. «All’inizio non sapevo parlare la lingua thailandese, ma la mia insegnante è stata fantastica e mi ha insegnato tantissime cose».

La scuola come primo passo verso il futuro

Tra i banchi di scuola ha scoperto una passione viscerale per la matematica, proprio perché gli richiede impegno e concentrazione. «Mi piace molto studiare matematica perché la trovo una materia davvero sfidante», ammette orgoglioso. Per anni la mancanza di un riconoscimento legale ha rappresentato un freno invisibile, ma costante. Senza documenti, proseguire gli studi oltre il ciclo primario diventa un percorso quasi impossibile, segnato da ostacoli burocratici continui.

«Sono felicissimo di avere un documento»

Poi è arrivata la svolta che aspettava fin da piccolo. «La mia insegnante mi ha detto di andare all’ufficio distrettuale per ritirare finalmente il mio documento. Sono felicissimo di poterne avere uno, proprio come tutti gli altri». Il giorno della consegna è stato vissuto con una gioia indescrivibile: «Oggi è un giorno davvero speciale perché posso ottenere il mio documento. Ho aspettato questo momento per un tempo lunghissimo». Questo significa toccare con mano il valore di un diritto negato che finalmente si trasforma in realtà quotidiana.

Un documento per essere libero

Non si tratta soltanto di offrire a questi giovani la possibilità concreta di ottenere un’identità legale in Thailandia, ma anche di dare una speranza alle loro famiglie, a quei nonni e genitori che iniziano a vedere per i propri figli l’opportunità di un successo vero, senza dover ripetere la vita dura e piena di privazioni che loro stessi hanno dovuto affrontare. Ciò a cui stiamo assistendo è l’accesso effettivo dei minorenni ai servizi essenziali, una chiave fondamentale che sblocca il loro potenziale e permette loro di diventare cittadini a pieno titolo, capaci di contribuire alla società. Un’identità ufficiale significa anche libertà di muoversi, di sognare in grande e di imparare un mestiere reale.

Il sogno

Sarm Lung-or ha già le idee chiarissime su cosa fare domani, unendo la sua abilità con la matematica al desiderio di autonomia. «Quando avrò il mio documento potrò uscire dalla città e cercare un lavoro. Da grande voglio fare il tecnico dell’aria condizionata», dice con un sorriso felice. Per fare quel lavoro la matematica gli servirà eccome, e adesso che ha le carte in regola per studiare e lavorare nessuno potrà più fermarlo. La storia di Sarm Lung-or dimostra cosa significhi passare dall’invisibilità alle opportunità reali. Avere un documento significa poter studiare, viaggiare e camminare a testa alta. Ogni minorenne ha diritto a una nazionalità e al senso di appartenenza che solo il riconoscimento legale può garantire. Fino a quando a un bambino verrà dato soltanto un nome senza la tutela dei suoi diritti, la battaglia contro l’apolidia dovrà proseguire in ogni angolo del pianeta.

*portavoce Unicef Italia

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