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Monopattini e sicurezza stradale. Incidenti in serie: ora è allarme

di Paola Ducci
Monopattini e sicurezza stradale. Incidenti in serie: ora è allarme

Domenica altri due giovani travolti da un’auto: si apre il dibattito

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MODENA. Ancora un incidente stradale tra un monopattino e un’automobile, e ad avere la peggio, ancora una volta, chi viaggiava sul mezzo a due ruote. È accaduto domenica sera in via Fermi, all’intersezione con via Volta, dove una Fiat Doblò e un monopattino, sul quale viaggiavano due giovani - nonostante questi mezzi siano omologati per il trasporto di una sola persona - si sono scontrati. L’impatto è stato violento. I due giovani sono stati trasportati in ambulanza all’ospedale di Baggiovara dopo l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno liberato uno dei due, rimasto incastrato sotto l’automobile. Uno dei due conducenti ha riportato soltanto lievi ferite. L’altro, 28 anni, ha invece una prognosi di 40 giorni ed è stato ricoverato in Terapia intensiva in via precauzionale. Un episodio che riporta alla memoria altri incidenti recenti. Poche settimane fa era finito in Terapia intensiva anche un 22enne che, sempre alla guida di un monopattino, si era scontrato con un’auto in via Vaciglio Sud. Solo pochi giorni fa, invece, tragedia sfiorata per un 16enne, caduto autonomamente dal proprio monopattino su uno stradello di campagna. Il giovane aveva sbattuto violentemente la testa sull’asfalto, ma fortunatamente non aveva riportato traumi importanti.

L'allarme

Tutti questi episodi riaccendono l’attenzione sulla sicurezza dei monopattini, mezzi a due ruote particolarmente vulnerabili in caso di incidente. A preoccupare sono anche l’utilizzo di mezzi non conformi alle norme, le velocità eccessive e il mancato rispetto delle regole da parte di alcuni utenti. Tra gli aspetti più discussi c’è anche l’utilizzo del casco. «Sebbene siano mezzi estremamente ecologici per la città, si sono rivelati anche molto pericolosi - conferma Franco Piacentini, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime della Strada - non solo per chi li conduce, ma anche, per esempio, per pedoni e ciclisti che condividono con loro strade e piste ciclabili. È ormai una consuetudine vederli sfrecciare a velocità pazzesche e non sono nuovi gli investimenti di pedoni o le collisioni con biciclette». «Poco tempo fa - continua Piacentini - durante una campagna di sensibilizzazione svolta insieme alla polizia locale, è stato incredibile constatare che la maggior parte delle persone in monopattino a Modena era senza casco e senza assicurazione».

Dalla rete Modena 30 arrivano invece considerazioni di segno diverso, con l’invito a non concentrare l’attenzione esclusivamente sui monopattini. «Si parla spesso di sicurezza stradale partendo dal bersaglio più facile: i monopattini e le bici elettriche. Certo, servono controlli sui mezzi, ma bisogna guardare all’intera catena del sistema - sottolinea Davide Paltrinieri, portavoce della rete Modena 30 - oggi le nuove targhe per i monopattini sono personali e non legate al veicolo, mentre la filiera commerciale continua a vendere liberamente mezzi non omologati per la circolazione stradale. I controlli andrebbero fatti a monte, non solo sull’utente finale». Paltrinieri invita quindi a non restringere il problema alla sola micromobilità.

Il punto

«Focalizzarsi sui dispositivi di micromobilità significa non prendere in considerazione il problema nella sua totalità. Modena non è solo maglia nera da diversi anni nelle classifiche della sinistrosità stradale, ma è anche una delle realtà con un tasso di motorizzazione tra i più alti: parliamo di circa 665-700 auto ogni mille abitanti, un dato che allinea la città ai primati nazionali dell’Italia, prima in Europa per auto pro capite, con oltre 700 veicoli ogni mille residenti». «Le automobili rimangono il mezzo di per sé più ingombrante e pericoloso, responsabile della stragrande maggioranza degli scontri, dove a pagare il prezzo più alto sono le persone che non hanno una “corazza” protettiva intorno».

«Lo spazio pubblico, dunque - continua il portavoce - è ostaggio delle auto, con tanto di distrazioni al volante e responsabilità. La pericolosità delle strade modenesi è figlia di scelte amministrative precise e di un Far West alla guida che non viene adeguatamente contrastato». Paltrinieri conclude richiamando l’attenzione anche sui comportamenti degli automobilisti e sulla conformazione dello spazio urbano: «Basta percorrere le nostre strade per accorgersi di come le persone alla guida delle automobili si vedano troppo spesso con lo smartphone in mano. A questo si aggiunge la conformazione dello spazio pubblico con parcheggi ricavati a ridosso degli incroci e degli attraversamenti pedonali».

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