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Il caso

Pavullo, aggrediti alla festa della birra: i tre carabinieri si costituiscono parte civile

di Daniele Montanari
Pavullo, aggrediti alla festa della birra: i tre carabinieri si costituiscono parte civile

I tre insultati e colpiti dal 45enne a cui era stata sospesa la patente

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PAVULLO. Si sono costituiti parte civile i tre carabinieri che furono aggrediti il 23 luglio, mentre erano alla festa della birra a Pavullo, da un 45enne che voleva “regolare i conti” dopo la sospensione della patente. «Non lo hanno fatto certo per i danni – sottolinea il loro avvocato, Fausto Gianelli – quello che otterranno lo daranno in beneficenza. Ma, in accordo con i loro superiori, vogliono dare un segnale forte che la tolleranza è finita contro chi insulta e aggredisce i carabinieri per aver fatto il loro dovere».

L’episodio

Al 45enne, di origine albanese, era stata sospesa la patente per guida in stato d’ebbrezza. Quella sera incontrò i carabinieri che lo avevano fermato ed altri due: erano fuori servizio, alla festa insieme alle fidanzate. Secondo quanto ricostruito, lui cominciò ad apostrofare con male parole uno di loro in particolare. Gli altri lo invitarono a calmarsi, poi per evitare che continuasse vennero via dalla festa. L’altro li inseguì, continuando a insultarli e filmandoli col cellulare dicendo una frase del tipo: “Voglio vedere se prendete la macchina voi adesso, dopo che avete bevuto”. In realtà quello che doveva guidare era astemio. Non si fermò neanche quando i militari chiamarono la security della festa. Anzi, nel parcheggio tentò di scagliarsi contro il carabiniere con cui ce l’aveva di più. Gli altri tre si misero in mezzo per difenderlo, qualificandosi di nuovo come carabinieri e invitandolo di nuovo a desistere. Lui li prese a calci e pugni, ma fu bloccato fino all’arrivo della pattuglia, che a quel punto lo arrestò per resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Essendo militari infatti, anche se sono liberi dal servizio i carabinieri una volta che si sono qualificati restano pubblici ufficiali.

L’udienza

Ieri l’udienza con cui è proseguita la direttissima. Il 45enne, assistito dall’avvocato Giuseppe Caldarola di Reggio (sostituito da Federico Borghi) ha scelto di andare a processo con rito ordinario, con la convinzione che il dibattimento possa ricondurre i fatti alla una consistenza diversa rispetto ai profili d’accusa. Nella prossima udienza, il 15 dicembre, i carabinieri verranno dunque sentiti per ricostruire.

Sempre ieri, i tre carabinieri rimasti feriti – due con prognosi di 6 giorni, il terzo di 28 giorni per un trauma policontusivo muscolare lombare, mentre quello con cui il 45enne ce l’aveva di più è rimasto illeso – si sono costituiti parte civile attraverso Gianelli.

Il commento

«Lo hanno fatto per fare un segnale chiaro – spiega l’avvocato – dato che nelle settimane precedenti c’erano già stati due episodi di violenza verbale nei confronti della pattuglia che aveva sospeso patenti dopo aver trovato ubriachi alla guida. Preciso che sono stati respinti i ricorsi di tutti contro le sospensioni: i dati dell’etilometro erano chiari. Ma a Pavullo, tra le chiacchiere di bar, stava prendendo piede questa pensata, intollerabile e inaccettabile, di scagliarsi contro i carabinieri che avevano fatto il loro dovere quando si incontravano liberi dal servizio. È fuori da ogni civiltà questa cosa: nessuno può alzare le mani o ingiuriare un carabiniere per aver adempiuto al proprio dovere. I miei assistiti hanno dunque deciso, in accordo con i loro superiori, di costituirsi contro l’aggressore per fare capire che la tolleranza contro questo genere di comportamenti è finita». 


 

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