Gazzetta di Modena

Modena

Il giallo

El Koudri dimesso senza conseguenze. Ma come ha potuto avere le medicine?

di Daniele Montanari
El Koudri dimesso senza conseguenze. Ma come ha potuto avere le medicine?

Il tentato suicidio nella sua cella solleva mille interrogativi sulla sorveglianza in carcere

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. È stato dimesso dal Pronto soccorso di Baggiovara verso mezzanotte, Salim El Koudri, il giovane che il 16 maggio seminò il terrore in centro a Modena lanciandosi con la sua auto sulla folla. Da quanto si apprende, non è mai stato grave, e ha potuto fare regolarmente ritorno nel carcere di Sant’Anna dopo circa quattro ore di accertamenti e terapie. Questo è quanto di certo si sa sulla vicenda che l’ha coinvolto. Tutto il resto, in assenza di una comunicazione chiarificatrice, è avvolto in profili nebulosi che non fanno che suscitare perplessità e interrogativi.

L’emergenza

Il 31enne di origini marocchine è stato portato d’urgenza a Baggiovara verso le 20 di martedì, 6 ottobre, dalla cella in cui è rinchiuso nella sezione “I Care” del Sant’Anna, area speciale dedicata ai detenuti che necessitano di una particolare attenzione sanitaria o che sono considerati a rischio suicidario. Ha accusato improvvisamente un malore, ed è scattata l’emergenza. Da fonti carcerarie (ma la struttura non ha fornito alcuna ricostruzione ufficiale), l’ipotesi più accreditata è che El Koudri abbia accusato il malore dopo aver ingerito farmaci che erano nella disponibilità del suo compagno di cella.

Dato che questi soffre di problemi di cuore, si presume che si tratti di farmaci cardiaci. El Koudri li avrebbe presi in quantità significativa, accusando poi il malore. Lo avrebbe fatto in un tentativo di suicidio, fallito perché si trattava di farmaci di limitata efficacia. Forse Cardioaspirina, o qualcosa del genere, vista la patologia del compagno di cella. Non i farmaci psicoattivi che El Koudri prende abitualmente in carcere, soffrendo di un disturbo schizoide. Quelli, in quantità elevate avrebbero avuto un effetto sedante molto più pericoloso. Ma proprio perché sono farmaci pericolosi, vengono dati al 31enne in somministrazione controllata: alla mattina e alla sera, il personale va alla cella con la dose raccomandata dallo psichiatra, e controlla che il paziente la ingerisca regolarmente. E non la nasconda. Non viene lasciata nessuna scatola nella disponibilità del malato, proprio perché potrebbe farne un uso improprio.

Farmaci in cella?

In realtà, neanche il compagno di cella poteva tenere dei medicinali lì dentro, proprio perché l’area “I Care” ospita detenuti in condizioni di fragilità e a rischio suicidio. Com’è stato possibile che martedì ci fossero farmaci in quella cella? C’è stato un problema di vigilanza, magari legato alla condizione di sovraffollamento cronico ormai del Sant’Anna, che rende difficile il monitoraggio? C’è chi parla di un “traffico” di sostanze all’interno del carcere. È possibile che sia anche di medicinali? Ma suona strano un traffico di farmaci per il cuore, che non hanno alcun effetto inebriante. E che il carcere comunque non negherebbe mai a un detenuto che ne abbia bisogno.

Gesto volontario

Comunque siano finite lì quelle pastiglie, l’ipotesi più probabile in questa fase è che El Koudri le abbia prese con l’intenzione di suicidarsi. Non sapendo che non avrebbe mai potuto raggiungere il suo intento con dei blandi farmaci per il cuore. Il gesto è stato con tutta probabilità volontario: è pressoché impossibile pensare a un incidente, a uno sbaglio di El Koudri nel prendere delle medicine. Semplicemente perché lui non doveva prendere nessuna medicina autonomamente: lo ha sempre fatto tutte le mattine e tutte le sere sotto stretta sorveglianza.

È possibile che qualcuno abbia dato quelle pastiglie a El Koudri per fargli del male? È una domanda inquietante che si leva da questa vicenda, che aprirebbe un capitolo enorme in merito alla sorveglianza. Non risulta però che il 31enne abbia mai subito minacce in questi quattro mesi e mezzo di permanenza in carcere. Perché colpirlo proprio ora?

L’ipotesi del tentato suicidio appare al momento come la più verosimile. A pochi giorni dall’udienza di venerdì 2 ottobre, in cui in tribunale i consulenti incaricati dal giudice hanno stabilito che era capace d’intendere e volere quando si lanciò sulla folla. Avviandolo in questo modo al processo, e all’ergastolo. Prospettiva da cui martedì potrebbe aver provato a fuggire, tentando un gesto estremo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google