El Koudri dal carcere: «Stavo male e ho preso quei farmaci, ma non volevo e non voglio uccidermi»
Il 31enne accusato della strage del 16 maggio a Modena ha spiegato il suo gesto all’avvocato Gianelli
MODENA. «Stavo male e ho preso quelle medicine. Ma non per uccidermi: l’ho fatto per vedere se riuscivo a stare meglio». È questa la spiegazione che ieri pomeriggio (8 ottobre) ha dato al suo avvocato Salim El Koudri, il 31enne finito in carcere con l’accusa di strage per aver travolto con la sua auto otto persone il 16 maggio in centro a Modena. Il giovane è stato portato d’urgenza all’ospedale di Baggiovara verso le 20 di martedì, 6 ottobre, dalla cella in cui è rinchiuso nella sezione “I Care” del Sant’Anna per un malore seguito all’assunzione di troppi farmaci. Oltre a quelli psicoattivi che assume abitualmente per curare il disturbo schizoide da cui è affetto, aveva infatti preso anche quelli del suo compagno di cella, che soffre di disturbi cardiaci. Insieme, gli hanno causato il collasso che ha fatto pensare a un tentativo di suicidio. Ma da quanto ha detto al suo avvocato, Fausto Gianelli, non è così.
Le parole dell’avvocato Gianelli
«Sono andato in carcere innanzitutto per vedere come stava – spiega il legale – e poi per capire di più su una vicenda dai molti punti oscuri. Ho trovato Salim in buone condizioni, si è ripreso bene dopo il malore. Gli ho chiesto di raccontarmi quello che era successo, e mi ha riferito questo. Che martedì aveva preso regolarmente i farmaci psicoattivi della sua terapia, farmaci non nella sua disponibilità ma dati dall’infermiere e da lui ingeriti regolarmente sul momento. Poi mi ha detto di aver preso anche le cinque pastiglie (alcune colorate e alcune bianche) che avevano dato al suo compagno di cella, un uomo piuttosto anziano cardiopatico. Non so come ne sia entrato in possesso, non me l’ha spiegato bene: non è mai lucidissimo nelle sue ricostruzioni».
Le pastiglie
Che sia stato perché le pastiglie erano state lasciate incustodite dal personale o perché il compagno di cella gliele aveva cedute, è comunque grave che in una sezione a sorveglianza rafforzata (proprio perché i detenuti sono ritenuti a rischio suicidio) non si sia vigilato su quello che accadeva a quelle pastiglie. Fatto sta che El Koudri le ha prese, e dopo si è sentito male, avendole assunte insieme alle sue. «Ha fatto una follia, ma da uno come lui che soffre di un grave disagio psichico non c’è da aspettarsi comportamenti logici» continua Gianelli. «Gli ho chiesto ovviamente perché l’ha fatto, e lui mi ha risposto: “Stavo male male, e ho pensato di prendere anche le medicine del mio compagno di cella per vedere se stavo meglio”. Gli ho chiesto apertamente se aveva o ha intenzione di uccidersi, e mi ha risposto: “No avvocato, io non voglio uccidermi”. L’importante è questo».
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