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Il caso

Trovato senza vita al Novi Sad: Roberto, 59 anni, era senza un tetto

di Paola Ducci
Trovato senza vita al Novi Sad: Roberto, 59 anni, era senza un tetto

Si riaccende in città il dibattito su come prevenire e gestire situazioni di marginalità

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MODENA. Erano circa le due della notte tra lunedì e martedì e il termometro era sceso intorno ai 10 gradi, quando Roberto, 59 anni, di origini argentine, è stato trovato privo di vita su uno dei gradini della tribuna del parco Novi Sad. Un luogo che, da una decina di giorni, era diventato il suo riparo notturno, insieme ad altri senza fissa dimora che con frequenza scelgono quelle gradinate sovrastate da una tettoia per passare la notte. Una morte che riporta l’attenzione sulla condizione delle persone senza tetto in città, spesso conosciute da chi opera sul territorio, ma non sempre disposte ad accettare l’aiuto offerto dai servizi.

La sua storia

Roberto era noto ai servizi sociali e alle forze dell’ordine, che da tempo conoscevano la sua situazione di grave marginalità. Negli ultimi dieci giorni era stato intercettato più volte dagli operatori dell’Unità di strada, che avevano cercato di avvicinarlo e convincerlo a rivolgersi ai servizi sociali per ricevere assistenza. Tentativi che, tuttavia, non avevano portato a un cambiamento: l’uomo si era mostrato poco propenso ad accogliere le proposte di aiuto. A far scattare l’allarme la notte del suo decesso sono state alcune segnalazioni di testimoni. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e la polizia di Stato, che hanno constatato il decesso. Secondo le prime informazioni, la morte sarebbe riconducibile con ogni probabilità a un malore di natura cardiocircolatoria. Sul corpo non sarebbero stati rilevati segni di percosse o altri elementi riconducibili a episodi di violenza. La notizia ha colpito anche chi, negli ultimi tempi, aveva incrociato Roberto nei luoghi della città dedicati all’accoglienza e all’assistenza delle persone in difficoltà. Tra questi Porta Aperta, dove l’uomo si recava quotidianamente per mangiare e usufruire del servizio docce.

Il commento di Porta Aperta

«Roberto era conosciuto anche a Porta Aperta – racconta Alessandro Bernabei, della Casa di Abramo, struttura di accoglienza residenziale gestita dall’associazione di volontariato, che offre un rifugio e un punto di riferimento alle persone in condizioni di grave marginalità –. Ogni giorno andava a mangiare a Porta Aperta e utilizzava il nostro servizio docce. Quello che possiamo dire è che era una persona molto mite e tranquilla. Sappiamo che da non molto tempo era uscito dal carcere e che gli era stato consigliato di rivolgersi ai servizi sociali, per poter intraprendere un percorso di reinserimento. Ma, da quello che ci risulta, non lo aveva ancora fatto».l



 

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