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Il caso

Morì sulla barella al Pronto soccorso di Baggiovara. Indagati otto medici e infermieri

di Serena Arbizzi
Morì sulla barella al Pronto soccorso di Baggiovara. Indagati otto medici e infermieri

I familiari contro la richiesta di archiviazione per il decesso di Vincenzo Cirillo

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MODENA. Morì su una barella, al Pronto soccorso, nel giorno del suo compleanno. E ora i famigliari chiedono giustizia, si sono opposti alla richiesta di archiviazione chiesta dalla Procura, tramite l’avvocata Maria Cecilia Ferraresi.
Ieri si è svolta una nuova udienza del caso relativo alla morte di Vincenzo Cirillo, che il 6 settembre dello scorso anno, giorno in cui aveva compiuto 54 anni, venne trovato senza vita al Pronto Soccorso di Baggiovara.

Nel dettaglio

Otto fra medici e infermieri sono indagati per omicidio colposo in ambito sanitario. Secondo l’accusa, in particolare, non è stata valutata correttamente la gravità del quadro clinico di Cirillo. In seguito non sono state rivalutate in modo periodico le sue condizioni cliniche. Poi lo hanno dimesso dall’ospedale senza prestargli alcuna cura, asserendo che il paziente si era allontanato, assegnando come codice in uscita: “Paziente in urgenza minore”. Questo fino a quando, alle 23.30 del 6 settembre, Cirillo non è stato ritrovato morto per arresto cardiaco al triage del Pronto soccorso di Baggiovara dov’era stato portato alle 20.30 dal personale sanitario.

L’uomo, secondo quanto emerso dagli approfondimenti effettuati avrebbe chiesto più volte di essere visitato. Una donna presente nei paraggi si sarebbe accorta delle difficoltà di Cirllo e avrebbe avvertito il personale sanitario. Questo sarebbe accaduto intorno alle 20.

Dopo che l’infermiere del triage aveva proceduto all’accettazione del paziente, infatti, al pomeriggio , per un edema agli arti inferiori, attribuendogli il codice verde, nonostante si assopisse e si lamentasse, sempre secondo l’accusa sarebbe stato lasciato senza assistenza medica, prima nella sala del Pronto soccorso dell’ospedale e poi nel box dell’ospedale. Il paziente sarebbe poi stato steso sulla barella senza ricevere cure adeguate.

Gli accertamenti

Anche la consulenza di tipo medico-legale disposta dalla Procura avrebbe evidenziato diverse criticità nella gestione del paziente: non sarebbero, infatti, state rivalutate le sue condizioni e sarebbero stati superati i tempi previsti per la presa in carico. Entrando nel dettaglio, per un codice verde il limite indicato sarebbe stato di 120 minuti, mentre nel caso di Cirillo ne sarebbero passati circa 230.

Tuttavia, nonostante questo, secondo la Procura, non ci sarebbero elementi sufficienti per chiedere una condanna nei confronti degli otto medici e infermieri indagati.
Di conseguenza è arrivata la richiesta di archiviazione. Richiesta alla quale i famigliari, assistiti dall’avvocata Maria Cecilia Ferraresi, si oppongono, sostenendo invece che la mancata assistenza che si è protratta a lungo abbia avuto un ruolo determinante nella morte di Cirillo. I famigliari chiedono quindi che venga fatta giustizia dopo aver e perso il proprio caro. Ieri mattina i famigliari di Cirillo erano presenti in tribunale, a margine dell’udienza.

Per la morte del 54enne Vincenzo Cirillo è stato aperto anche un procedimento contro ignoti per la cessione di sostanza stupefacente, verosimilmente di eroina.


 

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