Gazzetta di Modena

Modena

L’omicidio

Coniugi decapitati a Mirandola: in carcere il figlio 54enne delle vittime, le armi ritrovate sulla scena del delitto

di Paola Ducci e Serena Arbizzi
Coniugi decapitati a Mirandola: in carcere il figlio 54enne delle vittime, le armi ritrovate sulla scena del delitto

Il possibile movente legato alle pesanti liti per il rifiuto di curare il disturbo psichiatrico

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 IRANDOLA. Ha decapitato la madre e il marito di lei e ha legato i corpi all’ingresso, mentre le teste erano nel soggiorno. È stato sottoposto a fermo nella notte fra giovedì e ieri (16 maggio) Daniele Tavoni, 54 anni, accusato di duplice omicidio della madre Vincenza Giannini, 74 anni originaria di Bovino (Foggia), e del marito di lei, Pietro Ferdinando Casari, 83, nato a San Felice.

La scena del delitto

Si sono trovati di fronte a un lago di sangue, giovedì sera, gli investigatori arrivati in via Imperiale 10. Il 54enne, che abita nella casa adiacente a quella dei genitori, ha usato tutto quanto gli è capitato a tiro per colpire la madre e il marito di lei: coltelli e mannaie che sono stati ritrovati nel suo alloggio. L’uomo è stato portato in carcere a Modena. L’allarme è scattato alle 19.30 di giovedì quando al 112 una donna preoccupata ha riferito di non vedere né sentire i suoi vicini di casa da qualche giorno. Casari, infatti, non era stato visto uscire per andare al centro diurno di Mirandola gestito da Asp come era solito fare. Sul posto sono arrivati gli agenti del Commissariato di Mirandola, la Squadra Mobile, diretta da Mario Paternoster, la Scientifica, con i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118. Tavoni era all’esterno, accovacciato accanto alla porta d’ingresso: aveva infatti lasciato le chiavi all’interno e, nel pomeriggio, era stato avvistato dai vicini mentre accompagnava fuori il cane.

Le indagini

L’attività investigativa è stata avviata immediatamente dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Mirandola, coordinati dalla Procura con il pubblico ministero Marco Niccolini, arrivato a sua volta in via Imperiale. Qui sono state acquisite prove a carico del 54enne che avrebbero tolto ogni dubbio. Sarà, successivamente, l’autopsia a rivelare ulteriori dettagli sulla dinamica del duplice delitto. Subito dopo la scoperta dei corpi sono stati condotti sopralluoghi nell’abitazione delle vittime e in quella occupata dal 54enne indagato: nella prima sono stati ritrovati, come detto, i due cadaveri decapitati e le teste. Nell’abitazione accanto, dove vive l’indagato, sono stati trovati gli strumenti utilizzati per compiere gli omicidi con segni, prove e tracce di sangue corpose che non hanno lasciato dubbi agli inquirenti e agli investigatori. Sono stati inoltre ascoltati parecchi testimoni e persone informate dai fatti che hanno rafforzato il quadro indiziario. Pertanto, è scattato il fermo a carico di Tavoni per duplice omicidio aggravato e il 54enne è stato portato in cella. L’uomo è stato portato al Commissariato di Mirandola e interrogato a lungo nella notte, ma non ha detto nulla. Si presume, inoltre, che Tavoni possa avere utilizzato il telefono della madre per mandare messaggi ad amiche di lei, fingendo di essere proprio lei. «Sono fuori a cena, ci sentiamo più avanti»: sarebbe il contenuto di uno dei messaggi inviati sostituendosi alla madre quando questa era già morta.

Il racconto di amici e parenti

Alcuni vicini riferiscono di avere visto il 54enne parlare da solo in mezzo alla strada da solo. Amava gli animali e viveva con un cane, un pastore maremmano, Ace, e tre gatti. Il 54enne ha nominato come avvocato di fiducia Luca Artioli di Carpi, che stamattina farà visita in carcere al suo assistito per impostare la strategia difensiva, in vista dell’interrogatorio di garanzia che si dovrebbe svolgere già oggi. Tavoni risulta affetto da psicosi delirante cronica ma non si era più presentato alla struttura psichiatrica dal 2019. Con la madre e il marito di lei avvenivano spesso discussioni perché volevano che lui ritornasse a curarsi. In via Imperiale è arrivato anche il figlio di Pietro, Stefano Casari, al quale è toccato il riconoscimento del padre: «È un momento molto difficile - afferma -. Sembra sempre che capitino agli altri poi arriva il momento in cui succedono proprio a te. Non mi aspettavo assolutamente una cosa del genere. Mio padre non stava bene». L’ultima volta in cui Stefano Casari ha visto Tavoni è stata la sera precedente il delitto. «È colpa della società, se è vero che aveva dei problemi, doveva essere curato», afferma Stefano. l
 

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