Coniugi decapitati, un’amico del figlio: «Sua madre mi confidò di avere paura di lui»
Il racconto del migliore amico di Daniele Tavoni, accusato degli omicidi della madre Vincenza Giannini, e del marito di lei, Pietro Ferdinando Casari: «Inviava audio piuttosto deliranti»
MIRANDOLA. «Daniele aveva chiesto di cenare insieme alla madre, mercoledì sera, e lei aveva confidato di avere paura di lui e dei suoi comportamenti violenti».
La paura della madre
Lo rivela uno degli amici più stretti di Daniele Tavoni, il 54enne in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato della madre Vincenza Giannini, 74 anni, e del marito di lei, Pietro Casari, 83. O, almeno, è stato un amico stretto di Tavoni fino allo scorso aprile, fino a quando non ha deciso di dire basta a quel rapporto che, se all’inizio provocava preoccupazione per alcune stranezze, è terminato per le conseguenze dei gravi disturbi da cui è affetto il 54enne. «Vincenza aveva paura di quella richiesta di cenare insieme al figlio, arrivata dopo un periodo difficile nei loro rapporti. Fin dall’inizio ho capito che è una persona molto strana - racconta l’amico di Tavoni, che preferisce rimanere anonimo -. Cercava un’amicizia ma aveva un modo di rapportarsi difficile. Ha un figlio, sui 25 anni, con il quale ha un ottimo rapporto. Conoscevo benissimo sua madre, Vincenza. Era una persona gentilissima. Lui aveva iniziato a scrivermi e a volermi frequentare perché ero diverso dai suoi soliti amici».
Gli audio
Nel corso del rapporto di amicizia sono spuntati audio deliranti. «Daniele mi ha inviato un audio, sabato scorso, per chiedermi se ero passato di notte a casa sua o se avessi mandato un mio sicario. Ho cercato di rispondergli in modo gentile, per rassicurarlo - aggiunge l’amico -. Alle 4 di notte, poi, mi ha mandato le strofe di una canzone per rinfacciarmi che nella nostra amicizia io gli avrei fatto perdere tempo. Una volta, invece, era solito mandarmi gli audio con dei pezzi di Vasco: “Ti voglio bene, non l’hai mica capito...”. Lo avevo anche fatto assumere come manutentore di impianti elettrici nella ditta in cui lavoro: anche per questo lui mi considerava il mio migliore amico. Poi però sono sorti problemi per impegni non mantenuti e Daniele non lavorava più». Risulta, infatti, che Tavoni fosse solito chiedere denaro alla madre per mantenersi. «Vincenza, sua madre, la vedevo quando andavo a trovare Daniele - racconta l’amico -. Mi è stato detto che lui con lei ha manifestato comportamenti violenti. Ma io ho conosciuto anche alcuni suoi lati buoni». Un’altra amica riferisce che Tavoni «ha avuto problemi con il lavoro, almeno li aveva anni fa, quando frequentava casa mia e noi, io, il mio ex marito, i miei figli allora bambini. Faceva anche uso di sostanze stupefacenti. Mi masterizzava film e cartoni animati per i miei figli e andavamo anche tutti insieme a giocare ai laser game nei bowling. Era spesso agitato e iperattivo».
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