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La manifestazione

In duecento al corteo a difesa del Policlinico: partecipazione sotto le aspettative e attacchi a Mezzetti

di Alice Benatti

	Foto di Luigi Esposito
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Foto di Luigi Esposito

Via alla raccolta firme per chiedere un’assemblea pubblica: «Con la salute dei cittadini non si scherza»

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MODENA. «Giù le mani dal Policlinico». Le voci si uniscono, gli applausi scandiscono il passo del corteo lungo via Emilia Centro. «Chiudono il pronto soccorso», urla qualcuno. «Con la salute non si scherza», aggiunge un’altra manifestante.

La manifestazione

Sono circa duecento le persone che ieri pomeriggio hanno sfilato nel cuore di Modena per difendere il Policlinico, dopo l’annuncio del sindaco Mezzetti del progetto di un nuovo grande polo ospedaliero a Baggiovara, destinato a concentrare le cure ad alta complessità. Un investimento stimato in 550 milioni di euro, da realizzare nell’arco di dieci-dodici anni, che trasformerebbe l’attuale Policlinico in un ospedale dedicato prevalentemente alla bassa e media intensità di cura, mantenendo il pronto soccorso e l’area materno-infantile. Una partecipazione inferiore alle aspettative degli stessi organizzatori e una protesta che, pur nata con l’intento dichiarato di essere apartitica, ha assunto anche toni politici, tra attacchi al primo cittadino e applausi a chi ne chiedeva le dimissioni.

I commenti

Il corteo, promosso dal comitato “Modena merita di più”, è partito poco dopo le 15 da largo del Pozzo per raggiungere piazza Roma. Qualcuno si è aggiunto lungo il percorso. «Siamo partiti in meno, ma siamo arrivati in di più», osserva Mattia Meschieri, conosciuto sui social come “L'Insolente”, tra i promotori dell’iniziativa. È lui, una volta raggiunta la piazza, a prendere il microfono per primo: «Qualcuno è disposto a parlare anche solo di ridimensionamento del Policlinico?». La risposta arriva in coro: «No».

Gli attacchi a Mezzetti

È soprattutto sul futuro del pronto soccorso che si concentrano le preoccupazioni dei manifestanti. Mezzetti ha rassicurato anche sui social che al Policlinico non chiuderà, ma per questi cittadini non è sufficiente: chiedono al sindaco di presentare pubblicamente il progetto, chiarendo quali funzioni resteranno nell’ospedale e come sarà garantita l’assistenza. «Avete un progetto? Lo dovete raccontare», insiste Meschieri, annunciando una raccolta firme per chiedere un’assemblea pubblica con Mezzetti. «Pensate se in futuro il pronto soccorso del Policlinico non fosse più la prima scelta. Immaginate cosa significherebbe dover raggiungere Baggiovara per una persona anziana, senza patente o con difficoltà motorie».

Le parole dei manifestanti

Tra gli interventi quello di Giuseppina Parente, segretaria del sindacato autonomo Fials di Modena e Reggio Emilia. «Mi dispiace che gli altri sindacati confederali non siano qui a rappresentare gli altri lavoratori», afferma. Poi solleva il problema del personale: «Già ora facciamo fatica a coprire i turni. Mentre si sbudellerà il Policlinico e si costruirà a Baggiovara, come faremo?». Annuncia inoltre che «martedì saremo davanti al prefetto» e non esclude uno sciopero nelle due aziende sanitarie. In prima linea anche Daniele Giovanardi, ex primario del pronto soccorso del Policlinico, che attacca anche la stampa locale, accusandola di pubblicare soltanto le comunicazioni dell’Ausl, e la parlamentare Daniela Dondi, parlamentare e consigliera comunale di Fratelli d’Italia. Una cittadina rimprovera al sindaco di non essere presente: «Doveva essere qui davanti a noi. Codardo». Un giovane arriva a chiederne le dimissioni, accolto dagli applausi della piazza.

La preoccupazione

Non mancano le preoccupazioni di altri cittadini. «Vorrei ricordare a questa amministrazione che esistono gli anziani», osserva una donna. Un’altra ricorda quanto siano fondamentali i minuti in caso di ictus o infarto. «La gente si lamenta al bar, commenta sui social, ma quando c’è da venire in piazza sta a casa», osserva amareggiato Robby Giusti, temendo che la partecipazione contenuta possa essere letta dall’amministrazione come un segnale di consenso al progetto. E mentre gli interventi si susseguono, una donna, modenese d’adozione, si commuove al microfono pensando alla città che ha conosciuto e a quella di oggi. «Per come era Modena e per come è adesso», riesce a dire, prima che le lacrime prendano il sopravvento. 

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