Coniugi uccisi e decapitati, Tavoni dal carcere non risponde alle domande del giudice
Il 54enne si trova in carcere al Sant’Anna per l’omicidio della madre e del marito di lei
MIRANDOLA. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Daniele Tavoni, 54 anni, in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato.
L’uomo è sottoposto a fermo dalla notte fra giovedì e venerdì quando sono stati trovati “gravi indizi di colpevolezza”, come spiegato dal procuratore Luca Masini, a suo carico, per l’omicidio della madre Vincenza Giannini, 74 anni, e del marito di lei, Pietro Ferdinando Casari, 83. Oltre ad avere ucciso i coniugi, Tavoni è anche accusato di averli decapitati. I corpi, infatti, sono stati ritrovati legati in una stanza, le teste in un’altra. Un duplice delitto che ha suscitato profondo sconvolgimento, quindi, anche per le modalità utilizzate e per la brutalità con cui ci si è accaniti sul corpo degli anziani coniugi.
Dal carcere
Tavoni è recluso al Sant’Anna, in isolamento: il 54enne viene monitorato a vista dagli agenti della Penitenziaria. Viene, infatti, giudicato elevato il rischio che possa commettere un gesto estremo.
A Tavoni venne diagnosticata la psicosi delirante cronica. Poi non si presentò più nella struttura modenese dove gli era stato diagnosticato il disturbo. La madre più volte aveva chiesto aiuto e uno dei motivi di pesanti scontri fra Tavoni e i coniugi erano proprio le richieste da parte dei due anziani che il 54enne si curasse. Si è svolto l’interrogatorio di garanzia: il pubblico ministero Marco Niccolini ha chiesto la convalida dell’arresto in carcere, che il giudice ha accordato. I prossimi passi consisteranno in una perizia sulla capacità di intendere e di volere di Tavoni. L’incidente probatorio potrebbe essere chiesto dalla Procura o dal difensore, l’avvocato Luca Artioli.
Le parole di un’amica
Tra gli amici di Tavoni che non sanno capacitarsi di quanto accaduto c’è Sabrina Barillari, di Concordia. «Ci siamo conosciuti tramite alcuni amici in comune, circa sei o sette anni fa - spiega Sabrina -. Lui è una persona socievole, si è sempre comportato bene, era affettuoso. Quando lo vedevi ti ripeteva più volte: “Ti voglio bene”. Per anni è stato insieme a una mia cara amica. A volte aveva attacchi di rabbia, è vero, però si trattava di liti risolvibili. Qualche volta mandava la sua fidanzata fuori di casa, ma era per evitare di discutere. Del resto, quando andavamo a casa sua, lui si metteva sul divano ed era tranquillo. L’ho conosciuto come una persona calma, anche se non lavorava e la mamma gli dava i soldi per le sigarette. Lo manteneva: lui lavorava per due o tre mesi. Poi non lavorava più», rimarca l’amica.
«Daniele ha problemi di dipendenze, frequentava gente non molto affidabile - aggiunge Sabrina -. Aveva una compagnia su cui non si poteva fare affidamento. Ma non riesco a immaginare un gesto simile. Una volta addirittura ha detto: “Guai a chi mi tocca mia mamma”. Faceva tutto lei, per lui: le lavatrici, cucinava... Lui era andato in cura, poi ultimamente non lo sentiva più nessuno. Da agosto non rispondeva più a nessuno. Ho sentito che soffriva di depressione. Lui era proprio rimasto da solo. La mamma ha chiesto aiuto più volte, agli assistenti sociali. Secondo me sono stati lasciati soli come famiglia. Questa tragedia si poteva evitare, con l’aiuto di chi doveva occuparsene. Era un’amica e poi si sono frequentati loro. Lui diceva io non saprei cosa fare senza mia madre. Quella sera non era in sè».
Tavoni viveva con il pastore maremmano Ace e con quattro gatti, di cui ne sono stati ritrovati tre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
