Pavullo piange Giuliano Vandelli: «Era un innamorato del paese»
Si è spento a 77 anni nell’hotel in cui era nato, cresciuto insieme al territorio
PAVULLO Un innamorato di Pavullo. Era questo prima di tutto Giuliano Vandelli. E questo spiega non solo la sua vita di lavoro nel turismo, credendo sempre nelle potenzialità del paese. Spiega anche la sua volontà di rendere sempre più bello l’Hotel Vandelli di cui era anima, assieme alla famiglia: «Per fare un regalo al paese – diceva – e renderlo sempre più attrattivo».
Una vita in hotel
In quell’hotel c’era nato, il 3 luglio 1949, quando era una trattoria. E lì ha dato il suo ultimo respiro nella notte, verso le 2.30 di ieri, a causa di una malattia inesorabile. Aveva 77 anni. È stato circondato fino all’ultimo dall’affetto della famiglia: la moglie Carmen, il figlio Marco, la figlia Cosetta e gli adorati nipoti Christian e Federico. L’ultimo saluto sarà domani, 27 ottobre, alle 14.30 nella chiesa di San Bartolomeo. Poi la salma (onoranze Stefania Badiali) verrà condotta nel cimitero di Pavullo.
Per Giuliano l’Hotel Vandelli era la sua vita, il riflesso dei sogni e degli auspici che aveva per il paese. Non a caso la struttura negli anni è cresciuta di pari passo con lo straordinario sviluppo del paese. Tutto iniziò proprio nel 1949, assieme a lui. Allora era l’osteria fondata dai genitori Norberto e Maria per dare un servizio ai mandriani impegnati nella transumanza dai pascoli dell’alto Appennino. Nel 1958 diventò un piccolo albergo con ristorante, iniziando ad ospitare nozze e feste. E poi è diventato sempre più grande e bello, al punto da essere oggi una struttura d’eccellenza, dove sono passati tutti gli ospiti più importanti a Pavullo. Una crescita in simbiosi col paese, anche per fare da stimolo al paese a fare sempre di più, e meglio. Vedi gli spettacolari addobbi che faceva sulla facciata per Natale in primis, ma anche per altri momenti importanti: Pasqua, Notte Verde, San Valentino...
Il figlio Marco
«Papà ha dato tutta la sua vita al lavoro, che per lui non era lavoro, ma la sua vita – sottolinea commosso il figlio Marco – e tutto quello che faceva, lo faceva con amore. Ha tanto amato Pavullo... Quando si parlava di Pavullo, nelle sue parole e nei suoi occhi era il paese più bello del mondo. Siamo sommersi da messaggi e telefonate di persone che ricordano il papà con tantissimo affetto. Persone da tutta Italia, che hanno per lui parole squisite. Lui era così: sempre gentile, non l’ho mai sentito dire una parola di traverso su qualcuno, era capace di sorridere anche a chi gli faceva dei torti. Non serbava mai rancore».
A luglio la scoperta della malattia che non ha dato possibilità di cura: «È riuscito a venire alla laurea di mio figlio Christian, poi le condizioni sono rapidamente peggiorate, portandolo sulla carrozzina. Ma era felice di essere riuscito a venire per quel momento: adorava i suoi nipoti, sia Christian che Federico, in cui vedeva il futuro. Ma ha profondamente amato tutta la sua famiglia, a partire dalla mamma: sono sempre stati fianco a fianco, come una cosa sola. Ringraziamo tutti, di cuore, per l’affetto straordinario che stanno manifestando in queste ore per il papà. Un grazie sentito anche al personale dell’assistenza domiciliare: sono stati squisiti, venivano tutti i giorni a trovarlo e rincuorarlo. Noi faremo tesoro di quello che ci ha insegnato, e del suo amore per Pavullo».
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