La prof Delia torna in classe dopo l’ictus: «Una lunga lotta, con le parole sono rinata»
Il 29 ottobre è la giornata mondiale dell’ictus: quella della docente del Corni di Modena è una storia di coraggio. Dopo il trombo, Delia ha pubblicato due libri
MODENA. Che un’insegnante talvolta accusi mal di testa e stanchezza non è anormale; quella mattina di primavera del 2023, però, per Delia si trattava di segnali di qualcosa di molto più grave.
La storia di Delia
Delia Gandolfi abita a Formigine e lavora con passione come insegnante di lettere e storia all’istituto Corni di Modena. Ultimamente non si sente molto bene, ma la mattina del 14 marzo Delia liquida il suo malessere come uno dei suoi soliti mal di testa, senza sapere che cambierà la sua vita per sempre. Durante una passeggiata, la madre e la sorella capiscono che qualcosa non va: la preoccupazione iniziale si trasforma presto in una chiamata ai soccorsi, in un viaggio in ambulanza verso l’ospedale di Baggiovara e in un’operazione d’urgenza; Delia è stata colpita da un’emorragia cerebrale. In ospedale i medici capiscono subito la gravità della situazione e cercano di contenere il flusso di sangue che sta invadendo l’emisfero sinistro del suo cervello. La prima operazione però non va come sperato: Delia viene nuovamente portata in sala operatoria nel tentativo ultimo di salvarla, ma da quel secondo intervento non sembra svegliarsi. Il coma è inspiegabile, anche per i dottori. Miracolosamente, dopo un paio di giorni Delia ritorna: viva, cosciente, ma senza parole.
Tra la vita e la morte
Tra le mille difficoltà del tornare a vivere la più grande è proprio l’afasia. «Sono una prof. di lettere, per me la parola è la vita, è l’aria, è la mia identità e il mio modo di vedere il mondo. La prima domanda che ho potuto dire è stata: quanto ci vuole? Per me non parlare è morire» racconta Delia. E sono stati proprio la sua passione e il suo mestiere a salvarla in questa situazione disperata: una vita passata a leggere, scrivere e mantenere giovane il cervello le ha permesso di non rimanere in silenzio, nonostante le previsioni drammatiche. Con esercizi, sedute di logopedia, determinazione ma soprattutto con la poesia Delia rinasce: fin da subito infatti, quando fatica ancora a muoversi e non riesce a parlare, prende in mano la penna per mettere in versi la sua esperienza e il suo dolore: «Le parole hanno una potenza fortissima, possono volare via, ma nello scrivere passano attraverso le mani e rimangono nella memoria del corpo» spiega «Quando non riuscivo neanche a parlare ricordavo le poesie della mia maestra delle elementari e sono quelle che mi hanno salvato. Quanto è importante la scuola!» Il ricovero non è semplice, ma ad assisterla nel suo percorso ci sono i suoi cari, i medici, gli infermieri e soprattutto le amiche, che fanno in modo di non lasciarla mai sola. Dopo soli due mesi in ospedale Delia può tornare a casa, ma anche il ritorno alla normalità è una conquista. «Io che sono molto orgogliosa ho imparato a chiedere» ammette «Ci vuole tanta umiltà, capacità di accettare la solitudine e volontà di cogliere il buono qui e ora». Fondamentale alla convalescenza è stato anche il supporto diretto del giornalista Andrea Vianello, colpito da un’ischemia cerebrale nel 2019, e dell’associazione A.L.I.Ce. per i sopravvissuti all’ictus.
Il ritorno in classe
A un anno e mezzo dall’ictus la professoressa è tornata in classe contro ogni aspettativa, ma la sua rinascita non era ancora finita. Dopo il trombo, infatti, Delia ha pubblicato il suo primo libro, “Parole di rinascita”. «Mi sento di aver appena cominciato» ha commentato «Mi è sempre piaciuto scrivere, ma l’ho sempre tenuto per me. Dopo l’ictus mi sono detta perchè no? Non ho niente da perdere». Il suo amore per la scrittura l’ha portata alla stesura di un secondo libro, che presenterà alla Sala della Loggia a Formigine il 13 novembre. La storia di Delia racconta dell’impatto che una malattia come l’ictus ha sulla vita delle persone, ma anche del valore salvifico della passione, della speranza, dell’ironia e delle parole. «L’ictus è una cosa orribile, ma può capitare a tutti» ricorda la professoressa, sottolineando l’importanza di sapere cosa fare durante e dopo la malattia «Tutti i giorni mi alzo e mi dico che sarà ancora lunga e difficile, ma pian piano ricomincio a parlare bene. O così o niente: io voglio vivere così».l
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