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La tragedia

Strage di Modena, il fratello della donna morta: «Non cancellate la verità, è atto terrorista»

di Serena Arbizzi
Strage di Modena, il fratello della donna morta: «Non cancellate la verità, è atto terrorista»

Le parole Giovanni Esposito, fratello di Monica che ha perso la vita dopo essere stata investita dall’auto di Salim El Koudri in via Emilia Centro

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MODENA. «Scriverò al presidente della Repubblica Mattarella, capo del Csm. E spero di incontrare la dottoressa Plazzi, che ha dichiarato che no c’è l’aggravante del terrorismo. Voglio che guardi negli occhi il fratello della vittima della strage del 16 maggio. Più di così cosa sarebbe dovuto accadere?».

Di cosa si parla

È su tutte le furie Giovanni Esposito, fratello di Monica, vittima dell’attentato del 16 maggio scorso quando Salim El Koudri si schiantò contro i passanti che stavano affollando la via Emilia in pieno centro, di sabato pomeriggio. Giovanni è intenzionato ad andare fino in fondo per avere giustizia, insieme al suo avvocato Debora De Cicco. E non si rassegna di fronte al provvedimento della Dda di Bologna, firmato dalla dottoressa Morena Plazzi, che esclude l’aggravante del terrorismo, in seguito all’esposto della legale De Cicco di un paio di settimane fa.

«Sono profondamente deluso – continua Esposito -. Hanno impiegato quattro mesi per dichiarare che non è malato di mente e che era in grado di intendere e di volere. L’avvocato De Cicco il 15 ottobre ha presentato un esposto di 84 pagine e già dopo 15 giorni hanno bocciato la richiesta che conteneva. Pensavo che rivolgendomi alla Procura di Bologna, che ho sempre stimato, la situazione si evolvesse positivamente, invece è peggiorata. Era evidente fin dalle prime immagini, fin dal primo giorno si capiva che si è trattato di terrorismo». El Koudri «puntava la gente, a destra, sinistra… è arrivato contromano. Il video dell’attentato è stato pubblicato sui siti jihadisti, poi è sceso dalla macchina con un coltello… Un’altra cosa che mi fa arrabbiare è che addirittura siano circolate ipotesi secondo cui vogliamo farlo passare per terrorismo per avere soldi. Ebbene, non ho ancora fatto alcuna richiesta in quella sede e respingo queste accuse al mittente». Esposito attenderà l’evolversi della situazione e «la risposta della dottoressa Plazzi. Se la risposta non arriverà farò una manifestazione in piazza. In questi giorni mi stanno chiamando tanti amici modenesi molto arrabbiati. Mi chiedono com’è possibile che finisca nel nulla questa vicenda, perché sento che sarà così, invece El Koudri deve rimanere in galera. Lo ripeto fino allo sfinimento. Spero di non prendermi del fascista perché chi dà contro alla magistratura viene considerato di destra, io sono di estrema sinistra».

Il fratello di Monica ribadisce, inoltre, che «dal 16 maggio non ho ancora ricevuto le condoglianze dal sindaco di Modena, né di Sassuolo»,(dove abita, ndr). L’avvocato De Cicco critica il provvedimento della Dda, che riporta tre motivi per escludere l’aggravante del terrorismo, dal punto di vista giuridico. «L’attentato ha per dimensioni e idoneità dell’azione sicuramente una capacità intimidatoria a larga scala – sottolinea il legale -. Mentre la dottoressa Plazzi ritiene che non abbia avuto potere di intimidazione a larga scala. Se ne he parlato a livello internazionale, i siti jihadisti lo hanno riportato come video, è stato approvato anche dai e i Frratelli musulmani. Ha creato un forte senso di terrore e panico non solo a Modena ma in tutta Italia. Il codice penale, il diritto, è l’unico faro che dobbiamo tenere in mente e non specifica che l’efficacia di intimidazione sulla popolazione debba essere su larga scala, si parla di idoneità dell’azione a ingenerare nella collettività più o meno estesa un senso di panico e terrore. Quello che è avvenuto a Modena e non solo».

La riflessione

«C’è un altro elemento su cui la dottoressa Plazzi fonda la non sussistenza dell’aggravante: è che l’indagato abbia svolto delle ricerche web, che noi riteniamo molto significative e allarmanti, in maniera passiva. In realtà lui ha dato un contributo personale: ha realizzato 4 video manifesto nei giorni precedenti l’attentato, indicando il taglio della barba, identificativo dei terroristi come atto di purificazione pre-attentato. Per noi sono elementi caratterizzanti il terrorismo. Lui stesso ha pubblicato la bandiera dell’Isis, è stato rinvenuto un grafico temporale che dimostra il percorso di radicalizzazione intorno ai 19 anni. Tutti questi elementi non possono non convergere verso l’aggravante del terrorismo. Trovo quella della dottoressa Plazzi una conclusione troppo semplicistica che denota una non corretta interpretazione dei fatti. Confido in un cambio di passo di chi sta indagando. Tramite l’incontro che ho chiesto in Procura a Bologna chiedo che possano essere finalmente condivise le nostre conclusioni».


 

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