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Il caso choc

Stupro sulla ciclabile: condannato a 15 anni

di Serena Arbizzi
Stupro sulla ciclabile: condannato a 15 anni

Sentenza per il ventenne che nell’agosto 2025 violentò una cinquantenne a San Damaso. L’imputato era accusato di altri due episodi avvenuti a Castelfranco e nel Percorso Natura

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MODENA. Quindici anni. È la pena inflitta al ventenne accusato del brutale stupro avvenuto sulla ciclabile di San Damaso nell’agosto 2025. L’imputato è stato condannato anche per due tentativi di violenza: una sempre a San Damaso, l’altra a Castelfranco.

Il primo episodio risale, appunto, al 19 agosto 2025 quando una 50enne, assistita dagli avvocati Peter Martinelli e Cosimo Zaccaria, che si trovava lungo il percorso natura a San Damaso fu assalita e stuprata dal 20enne, poi finito in carcere dopo le indagini della Squadra Mobile. Ed è proprio grazie alle indagini della Polizia che sono stati scoperti gli altri due casi. Uno avvenuto il 12 febbraio 2025 a Castelfranco e il 23 maggio 2025 nel Percorso Natura.

In tribunale

Durante l’udienza precedente, il 5 ottobre, il pubblico ministero Ilaria Corbelli aveva chiesto una pena di 14 anni e otto mesi per l’imputato, assistito dagli avvocati Francesca Corsi ed Enrico Fontana. La pm è partita dalla base di pena massima che il codice riconosce per la violenza sessuale, riconoscendo l’aggravante prevista dall’articolo 609 ter, che aumenta la pena fino a un terzo perché l’imputato aveva il volto travisato da uno scaldacollo alzato fino agli occhi e dall’utilizzo di armi. La Procura, inoltre, non ha concesso le attenuanti generiche. Oltre alla Procura avevano discusso i tre difensori di parte civile, tra i quali gli avvocati Peter Martinelli e Francesca Schenetti. Ieri, prima della sentenza, hanno parlato davanti al giudice Andrea Scarpa i difensori Fontana e Corsi. È stata presentata una memoria difensiva di 18 pagine. La difesa si è soffermata sul quantum della pena, chiedendone l’applicazione in modo corretto ed evidenziando la giovane età dell’imputato, il suo stato di fragilità e disagio, oltre al tentativo di suicidio in carcere. La difesa ha chiesto inoltre la seminfermità dell’imputato. Oltre allo stupro e alle due tentate violenze sessuali, all’imputato erano contestati anche la rapina e le lesioni.

I commenti

«È stata irrogata una sanzione durissima, superiore a quella chiesta dal pubblico ministero - afferma l’avvocato Cosimo Zaccaria, che tutela la donna vittima del brutale stupro, insieme al collega Peter Martinelli -. Sta a significare l’assoluta gravità di quello che è accaduto alla mia assistita. Parlo anche a nome dell’avvocato Martinelli, perché siamo stati in due a gestire al vicenda che ci ha toccati molto anche dal punto di vista umano. La mia assistita sta ancora pagando le sofferenze e ha spiegato cosa significhi essere violata come una animale, con violenza e senza minimo rispetto: è un insegnamento per tutti, sperando non succeda più. Era necessario dare un significato dopo i gravi e ripetuti fatti che si sono verificati nel territorio e dare valore a una sofferenza di persone che non sono state risarcite neanche di un euro. Rispetto al tentato omicidio valuteremo se proseguire con la Procura in questo tipo di accusa. La valutazione è stata molto accurata: è stata fatta una perizia per valutare la capacità di intendere e volere, riconosciuta. Quindi l’imputato era pienamente capace».

Gli avvocati Fontana e Corsi parlano di «sentenza pesante, dal punto di vista del trattamento sanzionatorio va oltre la richiesta del pm, che è stata evidentemente ritenuta integralmente accoglibile dal giudice. Noi ritenevamo che valorizzando la situazione soggettiva del ragazzo si potesse arrivare a un trattamento sanzionatorio inferiore. Nelle nostre arringhe abbiamo dato atto della gravità obiettiva della vicenda, aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire perché il giudice sia arrivato a un trattamento sanzionatorio obiettivamente grave. Poi decideremo cosa fare».

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