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L’intervista

Papà Antonio Tabanelli: «Noi, una famiglia dell’Appennino: Flora, Miro e Irene sono nati sugli sci»

di Gabriele Molteni

	La famiglia Tabanelli su neve e ghiaccio
La famiglia Tabanelli su neve e ghiaccio

Il padre della 18enne capace di conquistare il bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: «La medaglia è stata una grande emozione, dico grazie alle nostre montagne. I nostri figli sono cresciuti tra il Corno alle Scale e il Cimone, sapevano sciare prima ancora di camminare»

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FANANO. Sono nati con gli sci ai piedi i tre fratelli Tabanelli, Flora, Miro e Irene che, cresciuti al rifugio gestito dai loro genitori, “Duca degli Abruzzi” al Lago Scaffaiolo, vicino al Corno alle Scale, hanno fin da piccoli imparato ad amare la montagna e gli sport invernali. A parlarci dei suoi figli è il padre, Antonio Tabanelli, che ci ha raccontato dei loro primi passi nell’agonismo e dell’esperienza olimpica.

Antonio, come è stato il primo approccio di Flora e Miro con il mondo dello sci?

«Tutti e tre i nostri figli, miei e di Lucia, sono stati iniziati allo sci prestissimo, quasi prima di camminare, e hanno frequentato sempre l’agonismo al Corno alle Scale e al Cimone. Noi poi avevamo una idea un po’ allargata di attività sportive e abbiamo sempre voluto che, oltre allo sci, di impegnassero anche in altre discipline come la ginnastica artistica e il pattinaggio artistico».

Quando hanno deciso entrambi che, tra i vari sport che hanno provato, quello giusto per loro fosse lo sci acrobatico?

«Il primo a prendere questa scelta è stato Miro. Lui ha sempre avuto un’intelligenza motoria molto particolare che lo avrebbe portato a poter fare bene in molti sport. È stata anche una decisione condizionata dal fatto che nello sci alpino, nonostante fossero entrambi molto bravi, essendo piccolini non emergevano. È stato tutto un percorso che abbiamo portato avanti passo per passo vedendo le possibilità che c’erano».

Quali sono state le emozioni di queste Olimpiadi? E in famiglia vi aspettavate il bronzo di Flora?

«Per quanto riguarda queste Olimpiadi noi inizialmente puntavamo più su Miro. Per quanto riguarda Flora abbiamo scoperto poco prima dell’inizio delle gare che non avrebbe partecipato allo slopestyle, ce lo ha detto lei perché con il tutore non se la sentiva, e ha avuto paura che potesse avere le stesse sensazioni negative anche per il big air. Invece alla fine è successo il contrario: di testa ha retto di più Flora e Miro, nonostante una bellissima prima prova, purtroppo è caduto all’atterraggio e la giuria sappiamo che non perdona».

Come si aspetta verranno accolti i suoi figli al rientro a casa?

«Si stanno muovendo un po’ tutti per festeggiare questo risultato di Flora. Noi ci siamo sempre astenuti dal dichiararci di Fanano o di Sestola, ci consideriamo semplicemente dell’Appennino. Abbiamo ricevuto grandi complimenti dal sindaco di Lizzano, da quello di Sestola e da quello di Fanano e a noi piacerebbe che si unissero tra di loro, abbattendo i confini amministrativi, e facessero qualcosa in comune».

In queste Olimpiadi si sta mettendo in mostra anche la vostra figlia maggiore, Irene, ma non per le sue prestazioni sportive. Ci racconti di cosa si tratta.

«Irene inizialmente faceva skicross e avrebbe voluto continuare l’attività agonistica. Era a buon punto per quanto riguarda l’avvicinamento alla Nazionale quando si è fatta male ad entrambe le ginocchia e ha dovuto rinunciare all’agonismo. Ha però portato avanti l’attività di istruttore e di maestra di sci, due mestieri che le permettono di finanziarsi gli studi all’Accademia di Belle Arti. Nel frattempo, si è messa subito avanti nell’attività artistica e si è inventata l’action box, ovvero una struttura che lei utilizza come un bozzolo dove performa, mettendo in primo piano l’atto artistico e facendo action painting sul soffitto. Ha già fatto una delle sue performance qui a Milano-Cortina e Livigno, che è lo sponsor di Flora e Miro, l’ha invitata ad un laboratorio per bambini che si terrà venerdì».

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