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Grosso spera nell’Italia di Gattuso: «Possiamo tornare al Mondiale»

di Flavio Valentini*

	Gli studenti con mister Grosso al Mapei Football Center di Sassuolo
Gli studenti con mister Grosso al Mapei Football Center di Sassuolo

L’allenatore del Sassuolo ha incontrato gli studenti del progetto Scuola 2030

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SASSUOLO. Un incontro diretto, autentico, senza filtri. Così si presenta Fabio Grosso agli studenti di una quinta del liceo Muratori San Carlo di Modena, in un’intervista che ha attraversato carriera, valori e visione del calcio moderno. Dall’esperienza da giocatore al ruolo di allenatore del Sassuolo, Grosso ha offerto al Mapei Football Center uno spaccato del percorso umano e professionale.

«Tutto diventa un bagaglio»

Il filo conduttore delle sue risposte è chiaro: ogni esperienza costruisce. «Tutto quello che vivi diventa un bagaglio», spiega, sottolineando come anche i momenti più difficili o gli scontri con allenatori abbiano contribuito alla sua crescita. Ma più di tutto, per Grosso conta un principio: «Provare a essere se stessi. Se cerchi di essere qualcun altro, quel qualcun altro farà questa cosa sempre meglio di te». Un messaggio che va oltre il calcio e si rivolge direttamente ai giovani. L’ex campione del mondo insiste sull’importanza della formazione personale: scuola e sport devono andare di pari passo, perché «se cresci come persona, cresci anche in quello che vuoi fare».

E aggiunge: passione ed energia sono il vero motore per raggiungere i propri obiettivi. Nel passaggio da calciatore ad allenatore, Grosso non cela le differenze: «Sono due mestieri completamente diversi». Se prima scaricava tutto sul campo, oggi vive le emozioni in modo più intenso, trattenendole. Il ruolo di mister richiede capacità relazionali, gestione del gruppo e una visione d’insieme che va oltre la prestazione.

«Non smettere mai di credere ai sogni»

Proprio sul tema della squadra, Grosso insiste su un concetto chiave: il miglioramento collettivo nasce da quello individuale. «La squadra funziona quando ogni giocatore alza il proprio livello», afferma, spiegando come il lavoro quotidiano sia fatto di dettagli tecnici, ma anche di dialogo e crescita mentale. Interessante anche la riflessione sui giovani talenti. Rispetto ad altri Paesi, l’Italia tende a essere più prudente nel lanciarli, ma per Grosso non esiste una regola unica: «Dipende dalle qualità e dal percorso. L’importante è non smettere mai di credere nei propri sogni». La perseveranza, secondo lui, può portare lontano, anche se il successo arriva più tardi. Non manca uno sguardo al calcio italiano nel suo complesso. Sulla Nazionale, in un momento delicato, Grosso preferisce guardare avanti: «Abbiamo una grande opportunità per tornare dove siamo sempre stati». Una fiducia che si basa sulla storia e sulla cultura calcistica del Paese, ma anche sulla necessità di evolversi. Infine, il presente: la stagione positiva del Sassuolo. Nonostante i risultati, l’allenatore mantiene i piedi per terra: «Mai dimenticare da dove si parte». L’obiettivo resta migliorarsi continuamente, senza accontentarsi. L’incontro termina con un consiglio semplice e potente: credere in se stessi, lavorare con costanza e non perdere mai la passione. Perché, come ricorda Grosso, «non è il livello che raggiungi a contare davvero, ma quanto dai nel percorso per arrivarci».

*studente di 5ªCL del Liceo Muratori-San Carlo