Berardi: «Via dal Sassuolo solo per la Champions»
Il capitano neroverde: «Giocherò ancora per altri 4 o 5 anni»
SASSUOLO. Dopo aver segnato 130 gol in Serie A, aver incantato con il pallone tra i piedi per più di 10 anni, aver avuto la possibilità di giocare in Nazionale e, proprio con la maglia azzurra, aver vinto un Europeo da protagonista, a Domenico Berardi manca solo il traguardo dell’esordio in Champions League.
«Protagonista, non comprimario»
Un’ambizione che non lo ossessiona, ma che, come ha raccontato alla Gazzetta dello Sport in una lunga intervista, rappresenterebbe il suo ultimo sogno prima di chiudere, si spera il più tardi possibile, la sua carriera. Sarebbe quindi solo un ruolo di primo piano in una squadra impegnata nella massima competizione europea a far vacillare il suo desiderio di restare per sempre in neroverde: «Le porte sono sempre aperte, nella vita niente è impossibile, quindi ascolterei eventuali proposte- ha spiegato Berardi- però il concetto è sempre quello: io prenderei in considerazione l’idea di cambiare solo se pensassi di potermi divertire e di far parte di un progetto in cui non sarei considerato un 'passeggero'. Vorrei giocare la Champions League da protagonista, non viverla da comprimario».
«Amo giocare e amo il Sassuolo»
La sua posizione sulla sua permanenza a Sassuolo, dunque, non è cambiata negli anni: «Come ho fatto a resistere alla tentazione di andare via? Con la forza dell’amore. Io amo giocare e amo il Sassuolo: ho dato tanto a questo club e viceversa. Quindi non si è mai posto il problema. Avevo detto che mi sarebbe piaciuto giocare la Champions e lo confermo. Ma per fare le cose bisogna essere in tre e, quando sembrava ci fosse la possibilità di cambiare, a essere d’accordo erano solo due componenti».
«Mi godo di più il calcio»
Quest’estate comunque non sembra che Berardi possa essere al centro di dinamiche di mercato, cosa che, come ha voluto sottolineare lo stesso capitano neroverde con una battuta, lo rasserena: «Sarà bellissimo. Finalmente posso andare al mare e rilassarmi».
D’altronde, dopo il calvario dell’infortunio al tendine d’Achille il suo modo di vivere il calcio è cambiato e le preoccupazioni hanno lasciato spazio alla gioia: «Ora mi godo di più il calcio- ha raccontato- sono più maturo e ho messo alle spalle i brutti pensieri. Dopo l’infortunio del 2024 ho vissuto momenti critici: la testa voleva smettere. Ma il cuore e il corpo no. Per fortuna hanno vinto loro».
La paura di doversi ritirare si era fatta più vera che mai nella sua mente: «Temevo di non essere più in grado di giocare. La riabilitazione è stata difficile, soprattutto dal punto di vista mentale. Mi chiedevano di salire sulle punte dei piedi, ci provavo con tutto me stesso ma non ci riuscivo. Il cervello dava l’impulso, ma il corpo non rispondeva: sensazione bruttissima. E mi chiedevo se fosse il caso di insistere, mi sembrava una montagna troppo alta. Quando tornavo a casa, ne parlavo con mia moglie: lei mi ascoltava e poi mi calmava. Grazie a Francesca e ai fisioterapisti ho continuato a combattere e sono tornato più forte di prima».
«Voto 8 alla stagione»
Adesso però il peggio è passato e Berardi vede il momento del ritiro ancora lontano, continuando a coltivare nuovi sogni e speranze: «Vorrei solo che il fisico reggesse nel modo migliore. E ritrovare la maglia azzurra. Spero di fare altri quattro o cinque anni al top e poi si vedrà. Ma una cosa è sicura: non voglio vivacchiare o spegnermi progressivamente. Quando sarà, finirò da protagonista».
E per il momento non sembrano esserci ancora segni di cedimento da parte sua, soprattutto dopo che sia lui che il Sassuolo sono reduci da una stagione convincente: «Do a me e alla squadra lo stesso voto: 8. Avremmo potuto fare meglio nell’ultimo periodo, superando quota 50 punti e raggiungendo il decimo posto. Credo anche che sarebbe stato meritato. A me è dispiaciuto non essere andato in doppia cifra con i gol. Ci tenevo, in Serie A era successo già sei volte e quattro di fila prima del grave infortunio del 2024. Otto reti e cinque assist sono comunque un buon bottino considerando anche il lungo stop per un problema muscolare».
A tratti è sembrato che i neroverdi potessero addirittura sognare un posto in Europa: «A volte manca un po’ di cattiveria e così non sempre esprimiamo il nostro potenziale- è stato il suo commento- magari servirebbe un pizzico di esperienza in più per puntare all’ottavo posto, ma credo che la società segua sempre un’ottima politica, trovando la giusta fusione tra esperti e giovani».
«Matic? Eccezionale»
Tra gli esperti c’è Matic, che Berardi ha definito «il più forte passato a Sassuolo»: «È un calciatore eccezionale e un uomo di grandi valori. Ci ha dato una grande mano con la sua esperienza».
Infine, il capitano neroverde (32 anni ad agosto) ha commentato il fatto di essere stato, per tutta la sua carriera, fin troppo sottovalutato per le sue qualità: «Non è mai stato un problema perché ho sempre creduto in me stesso. So di avere grandi qualità calcistiche e umane. Mi ritengo un leader. Ho sempre cercato di far parlare il campo».
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