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Dalla Roma alla Cittadella, Defrel: «Ho ascoltato il fisico»

di Simone Pozzati

	Gregoire Defrel, attaccante della Cittadella
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Gregoire Defrel, attaccante della Cittadella

Dalla Champions con la maglia giallorossa alle sfide con Messi e Cristiano Ronaldo

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MODENA. L’operazione Grégoire Defrel-Cittadella Modena è stata senza ombra di dubbio una delle più altisonanti nel panorama dilettantistico nazionale.

Un evento straordinario per la società modenese, capace di assicurarsi le prestazioni di un giocatore che in carriera ha calcato palcoscenici enormi, affrontando avversari che hanno scritto la storia del calcio. Intervistato da Oscar Maresca per la Gazzetta dello Sport, Grégoire Defrel ha svelato i retroscena del suo trasferimento alla Cittadella Modena, ripercorrendo le grandi tappe del suo passato e tracciando la nuova strada tra presente e futuro: «Dovevo abbassare il livello e ascoltare il mio fisico, non sono più un ragazzino. Nella scorsa stagione ho segnato poco con il Modena in B, così ho accettato la proposta della Cittadella Modena. Conoscevo il presidente Lei e volevo restare in città, ho sempre abitato qui, fin dai tempi del Sassuolo».

«Voglio ripagare la fiducia»

Nonostante abbia già timbrato il cartellino all’esordio stagionale, l’attaccante francese ha sottolineato sin da subito l’importanza del collettivo e del risultato finale: «Ho debuttato in Coppa Italia Serie D segnando ai rigori contro il Progresso, in campionato nella sfida con la Varesina ho realizzato un altro gol di testa. Ma abbiamo perso 3-2. Le reti servono a poco se non arriva la vittoria. Qui i giovani mi osservano con ammirazione, mi chiedono delle partite giocate in Serie A. Mi hanno accolto benissimo. Voglio ripagare la fiducia dell’allenatore e dei compagni aiutando la squadra a vincere».

Un’esperienza maturata dopo oltre 270 presenze in Serie A, ma le cui origini sono da ricercarsi fuori dal nostro paese, lontano dai campi in sintetico e dai moderni centri sportivi: «Fino a 16 anni giocavo in strada, nei campetti dei quartieri. Il sintetico era un miraggio, correvo e segnavo sulla sabbia. A 18 anni sono arrivato in Italia per i primi stage. Qui prima fui scartato dal Monza, poi Francesco Palmieri mi offrì un contratto nelle giovanili del Parma. Con i gialloblù ho giocato due anni in Primavera e poi mi sono trasferito al Foggia in C. Era la stagione 11/12, avevo già 21 anni, il club fallì e ci ritrovammo senza stipendio. Ero demotivato, volevo tornare in Francia e smettere con il calcio».

«Con Di Francesco mi è cambiata la vita»

Una strada lunga e dissestata quella percorsa da Defrel, che vide finalmente la luce a Cesena, sotto la guida di Bisoli: «Conquistammo la promozione superando il Latina ai playoff. Nel 2014, al primo anno in A, segnai 9 gol. Poi Palmieri mi chiamò al Sassuolo. Con Di Francesco mi è cambiata la vita: siamo arrivati in Europa League, un traguardo storico per il club neroverde. In quel momento ho finalmente capito che ce l’avevo fatta. Dopo le due stagioni al Sassuolo, mi ha preso la Roma. Chiudemmo terzi in campionato, arrivammo in semifinale di Champions League. C’erano De Rossi, Dzeko, Nainggolan: eravamo un gruppo straordinario».

In quella stagione arrivò anche l’esordio in Champions, con il magico quarto di finale in cui la Roma ribaltò tre gol al Barcellona all’Olimpico: «Entrare al Camp Nou e sfidare Piquè, Xavi, Messi è una di quelle cose che racconterò ai miei figli. Giocai gli ultimi minuti, provai pure a fermare Leo con un contrasto. Ovviamente mi dribblò. È sempre stato il mio giocatore preferito. All’andata perdemmo 4-1 e al ritorno vincemmo 3-0. La scena più bella? Il bagno del presidente Pallotta nella Fontana dei Leoni. Nella capitale ho visto cose folli».

La Roma fu il punto più alto della carriera di Defrel, che non ha mai giocato fuori dall’Italia: «Ho sfiorato la Premier League, mi sarebbe piaciuto andare all’estero. Sono sempre rimasto in Italia. Alla Roma però ho capito di aver raggiunto il livello più alto della mia carriera. Sapevo di non poter fare di più. Ho sfidato avversari fortissimi. Chiellini il migliore: è furbo, ti entra nella testa, non lo salti mai. Anche Pogba e Higuain erano impressionanti».

Una bellissima storia, che il francese ha deciso di chiudere sotto la Ghirlandina: «A Modena sto benissimo e la Cittadella ha bisogno di me. Voglio continuare a divertirmi in campo, il futuro poi si vedrà. Mi piacerebbe restare nel calcio, magari lavorare coi bambini».

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