Gazzetta di Modena

Musica

Moby conquista Modena tra musica e impegno civile: 7mila fan in visibilio


	Il concerto di Moby a Modena (foto Carlo Foschi)
Il concerto di Moby a Modena (foto Carlo Foschi)

Piazza Roma sold out per il ritorno dell’artista statunitense in Italia dopo 15 anni. Nel concerto al Jazz Open festival, insieme alle sue hit, un messaggio per i diritti degli animali e un attacco a Donald Trump

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MODENA. Dopo la serata inaugurale del 13 luglio con l’elegante performance di Diana Krall e il trascinante e dirompente Gregory Porter, un nuovo straordinario successo per la prima edizione di Jazz Open Modena ieri sera, 14 luglio: il ritorno di Moby in Italia dopo 15 anni ha registrato il tutto esaurito, richiamando quasi 7.000 spettatori nella suggestiva piazza Roma per l’unica data italiana del tour europeo dell’artista statunitense.

Richard Melville Hall, in arte Moby, figura centrale della musica elettronica mondiale, artista multiplatino e pluripremiato con oltre 20 milioni di album venduti, è tornato così a esibirsi nel nostro Paese portando sul palco uno show potente e travolgente, davanti al maestoso Palazzo Ducale. Un appuntamento attesissimo, inserito nel suo tour live più ambizioso degli ultimi dieci anni: 28 concerti attraverso tutta Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo fino all’Europa orientale.

Un concerto tra musica e impegno civile

Con la sua inconfondibile miscela di dance, pop, punk, techno, chill-out, hip hop, gospel e big beat, il musicista, compositore, cantautore, dj, producer e attivista statunitense ha conquistato il pubblico, arrivato da tutta Italia e dall’estero per assistere al suo attesissimo ritorno.

Il concerto si è aperto con Bodyrock (1999), seguita da Go, la prima grande hit tratta dal suo album di debutto Moby (1992), inserito da Rolling Stone tra i migliori brani di tutti i tempi. Da lì, un viaggio attraverso i momenti più iconici della sua carriera, con alcuni dei pezzi che hanno segnato la storia della musica elettronica contemporanea, molti dei quali tratti dallo storico album Play (1999): “Why Does My Heart Feel So Bad?”, “Natural Blues” e “Porcelain”. Il live si è concluso con l'energia travolgente di “Lift Me Up” e “Feeling So Real”, quest’ultima presentata dallo stesso Moby come un omaggio alla disco music italiana.

Nel corso della serata non sono mancati anche momenti di forte impegno civile. Tra gli applausi del pubblico, Moby ha rivolto un duro attacco al presidente degli Stati Uniti Donald Trump: «Come cittadino degli Stati Uniti mi scuso perché abbiamo il peggior presidente della storia del nostro Paese. È uno stupido idiota e ci dispiace». Da sempre impegnato nella difesa dei diritti degli animali, a metà concerto ha inoltre proiettato un videomessaggio dell’antropologa e amica Jane Goodall, scomparsa nel 2025, rilanciando il suo appello contro gli allevamenti intensivi e a favore di un’alimentazione a base vegetale.

Tocca a Meute e Parov Stelar

Jazz Open prosegue questa sera – 15 luglio – con un doppio concerto che promette di trasformare il festival in un gigantesco dancefloor a cielo aperto: apre la techno marching band Meute alle 20, mentre alle 22.15 salirà sul palco il re dell’elettro swing Parov Stelar.

  • Amati da mostri sacri come Laurent Garnier e Trentemøller, celebrati con entusiasmo dalla stampa di tutto il mondo, i Meute sono una Techno Marching Band tedesca, originaria di Amburgo, che ha conquistato il mondo reinterpretando techno, house e deep house esclusivamente con strumenti acustici, con l’obiettivo di fondere l’energia ipnotica della musica elettronica con la forza fisica, acustica e collettiva di una marching band. Undici musicisti – riconoscibili dalle iconiche giacche rosse – fra percussioni e fiati, fondono la techno ipnotica e pulsante con la forza espressiva della musica da banda, strappando il clubbing dalla consolle per sprigionare l’energia direttamente sul palco o in mezzo al pubblico. Trasformare ciò che nasce in digitale in analogico, riarrangiare con strumenti acustici brani cult della scena techno, non è cosa da tutti. E infatti Billboard parla di “fervore tale da alterare il clima” e DJ Mag di “concept rivoluzionario e musica unica”.
  • A seguire il pioniere assoluto dell’Electro Swing, Parov Stelar, uno degli artisti elettronici europei di maggior successo internazionale. Ha collaborato con artisti del calibro di Tony Bennett, Lady Gaga, Lana Del Rey, Lukas Graham, Marvin Gaye, Bryan Ferry e Klingande, tra gli altri. Con oltre mille concerti in tutto il mondo, si è esibito sui palchi dei più importanti festival internazionali, dal Coachella al Glastonbury fino al Lollapalooza, collezionando sold out in venue iconiche come l’Alexandra Palace di Londra e lo Zenith Paris. Solo un mese fa Parov Stelar ha conquistato il pubblico internazionale dell’Eurovision presentando in anteprima mondiale live il nuovo brano “Black Lilies” insieme alla ORF Radio Symphony Orchestra di Vienna. Una performance grandiosa che ha visto sul palco 30 ballerini, 18 archi, visual spettacolari e un finale scenografico con una piramide umana culminata con l’artista in cima, in perfetto equilibrio tra teatralità, elettronica e immaginario cinematografico. Con milioni di ascoltatori mensili su Spotify, oltre 500 milioni di visualizzazioni su YouTube e brani diventati veri cult globali come All Night – la hit che nel 2017 lo ha fatto conoscere al grande pubblico italiano grazie al celebre spot TIM diventando uno dei brani più riconoscibili dell'anno. Parov Stelar ha ridefinito negli anni il linguaggio dell’elettronica contaminandolo con swing, jazz, soul e orchestrazioni cinematografiche. “Black Lilies” prosegue il percorso creativo aperto da Artifact, il recente album che segna un nuovo capitolo nella carriera dell’artista. Un lavoro ispirato a frammenti di memoria, mondi paralleli e alla natura effimera del tempo, dove suoni elettronici, orchestrazioni classiche, beat pulsanti e melodie grandiose convivono in un linguaggio aperto ed emotivo. Nell’universo sonoro di Artifact, Parov Stelar abbandona le strutture più convenzionali per costruire atmosfere immersive e cinematografiche, capaci di fondere dance, pop, folk ed elettronica in una forma contemporanea e personale. Anche dal punto di vista visivo, Artifact amplia ulteriormente la ricerca dell’artista: i videoclip realizzati attraverso sperimentazioni con strumenti di intelligenza artificiale diventano vere e proprie opere autonome, tra estetiche rétro, suggestioni sci-fi e scenari surreali.

Al Baluardo e ai Giardini Ducali

Parallelamente prosegue anche la programmazione al Baluardo, storico e affascinante edificio della Cittadella fortificata di Modena, che ospita la programmazione più propriamente jazz del festival, con alcuni tra i protagonisti più interessanti della scena internazionale contemporanea: questa sera, 15 luglio, ci sarà Andrea Sabatino, trombettista capace di coniugare tradizione jazz e sensibilità contemporanea. Mentre al Giardino Ducale Estense, con i suoi viali alberati e la scenografica Palazzina Vigarani, luogo degli Open Stages – concerti gratuiti degli artisti che spingono maggiormente l’acceleratore sul piano dell’innovazione, della ricerca, della contaminazione – ci saranno gli Sleap-e con il loro cortocircuito sonoro tra bossa nova, anti-folk ed egg punk.

I concerti del 16 luglio

Jazz Open Modena prosegue domani 16 luglio, con un altro doppio concerto targato UK e altre due uniche date italiane: apre alle 20 Joss Stone, tra le più iconiche soul singer del nuovo millennio, erede contemporanea della grande tradizione soul e rhythm & blues, prosegue alle 22.15 il cantante, autore e polistrumentista Jamie Cullum.

  • Una voce inconfondibile e una straordinaria versatilità, capace di fondere soul, R&B e funk: sono queste le qualità che hanno consacrato Joss Stone tra le interpreti più amate della scena internazionale, con oltre 15 milioni di album venduti nel mondo, un Grammy Award e due Brit Awards. Dopo l'esordio nel 2003, a soli 16 anni, conquista le classifiche internazionali con il suo album di debutto The Soul Sessions, certificato disco di platino, imponendosi fin da subito come una delle voci britanniche più rappresentative della sua generazione. Pur ispirandosi a leggende della musica come Aretha Franklin, ha costruito un'identità artistica unica, fatta di una presenza scenica magnetica e di travolgenti performance dal vivo, autentici rituali collettivi e intergenerazionali in cui groove e intensità emotiva si fondono in un'esperienza coinvolgente. Dopo anni di tournée e registrazioni nei principali palcoscenici internazionali, continua a portare la sua musica in tutto il mondo, rinnovando costantemente il proprio percorso artistico. Anche le produzioni più recenti conservano il calore e la profondità che ne hanno fatto una delle grandi interpreti del soul contemporaneo, capace di unire pubblici di ogni età attraverso il linguaggio universale della musica.
  • Capace di abbattere i confini tra jazz, pop e rock, Jamie Cullum è uno degli artisti più originali e carismatici della scena musicale contemporanea. Pianista virtuoso, cantante e compositore, ha rivoluzionato il linguaggio del jazz rendendolo accessibile a un pubblico trasversale senza mai rinunciare alla libertà dell'improvvisazione. Il suo stile fonde swing, blues, soul, elettronica e songwriting pop, dando vita a un'identità musicale unica. Sul palco sprigiona un'energia contagiosa che lo ha reso celebre in tutto il mondo: tra improvvisazioni, reinterpretazioni sorprendenti, pianoforte suonato con impeto e un rapporto diretto con il pubblico, ogni suo concerto è un'esperienza diversa, intensa e imprevedibile. Portato alla ribalta grazie a Twentysomething – uno degli album jazz più venduti di sempre nel Regno Unito con oltre 1,2 milioni di copie – si è esibito sui leggendari palchi di oltre quaranta Paesi, partecipando a festival come Glastonbury, Coachella e Fuji Rock in Giappone, fino alla Casa Bianca e a Buckingham Palace, su invito rispettivamente del Presidente Barack Obama e della Regina Elisabetta II. Dopo un tour di 14 date nel Regno Unito completamente sold out nel 2024, a dicembre 2026 tornerà nella prestigiosa Royal Albert Hall di Londra con The Pianoman at Christmas, spettacolo in cui riproporrà in chiave orchestrale e festosa i suoi brani natalizi più celebri. Accanto alla carriera discografica, che conta nove album in studio, Jamie Cullum è anche un autorevole divulgatore musicale. Da oltre quattordici anni conduce il pluripremiato programma settimanale su BBC Radio 2, attraverso il quale ha intervistato alcuni dei più grandi protagonisti della musica internazionale, da Paul McCartney a Billy Joel, da Paul Simon a Norah Jones fino a Lars Ulrich.
  • Il Baluardo ospiterà i Mammal Hands, il trio inglese che ha ridefinito i confini del jazz intrecciandolo con minimalismo ed elettronica; mentre per gli Open Stages al Giardino Ducale Estense le architetture elettroacustiche della sassofonista Laura Agnusdei.

I concerti del 17 e 18 luglio

  • Venerdì 17 luglio a Jazz Open Modena salirà sul palco di Piazza Roma alle ore 22.15 Luca Carboni mentre in apertura alle ore 20.30 i Tankus. Aaron Parks sarà con il suo jazz contemporaneo sul palco del Baluardo mentre Godblesscomputer porterà le sue esplorazioni tra house, hip hop e black music al Giardino Ducale Estense.
  • Gran finale sabato 18 luglio con Jean-Michel Jarre, per l’unica data italiana del suo tour europeo; Hervé Samb & Band, il chitarrista senegalese pioniere del jazz sabar, originale punto d'incontro tra la libertà dell'improvvisazione jazz e le tradizioni musicali dell’Africa occidentale al Baluardo e i C’Mon Tigre, collettivo di culto capace di fondere elettronica, jazz, afrobeat e ricerca visiva in un linguaggio unico e riconoscibile sul palco degli Open Stages.

Jazz Open Modena è realizzato con il sostegno dei Main Sponsor Museo Enzo Ferrari, System Ceramics (Gruppo Coesia), Mastercard, SIXT e Allianz Bank Financial Advisors, con il supporto di STIHL, Dürr, BF Capital e LAPP e con il sostegno di Comune di Modena, Regione Emilia-Romagna, APT Servizi Emilia-Romagna e Camera di Commercio di Modena. Radio Monte Carlo è media partner dell’evento.

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