Gazzetta di Modena

L’intervista

Willie Peyote apre al Vox il suo tour nei club: «Vi racconto il mio nuovo album»


	Willie Peyote (foto Matteo Bosonetto)
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Willie Peyote (foto Matteo Bosonetto)

Il rapper torinese arriva in concerto a Nonantola con l’ultimo disco “Anatomia di uno schianto prolungato”

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MODENA. Parlare con Willie Peyote (al secolo Guglielmo Bruno) è come fare un tuffo nei libri di storia del Paese o di sociologia. Ma davanti a una birra, come si fa tra amici. Si pone domande sulla realtà e poi, con grande lucidità, le fa diventare musica. Quella stessa musica – a maggio è uscito il suo ultimo album, “Anatomia di uno schianto prolungato” – che sabato 10 ottobre porterà al Vox Club di Nonantola (inizio ore 21), dando il via al suo tour autunnale nei club italiani.

Willie, il tour parte dal Modenese. E non è la prima volta…
«Iniziare da Nonantola è bello. Avevo già suonato qui nel 2020 e siamo molto affezionati a questa città. Il Vox è un luogo iconico e storico per la musica dal vivo in Italia, quindi è un piacere tornarci. E poi è anche benaugurante».

Di fortuna, forse, non ne ha poi così bisogno dato che la prevendita dei biglietti sta andando alla grande e ha registrato già due sold out.
«Siamo contentissimi. Bologna e Torino sono probabilmente le città che ci hanno sempre dato più affetto, quindi vedere questo tipo di risposta fa davvero piacere. Era un po’ che non suonavamo nei club e che non facevamo una tournée in autunno. Io, poi, sono un tipo... autunnale, quindi sono davvero felice».

Nei club porterà musica nuova.
«“Anatomia di uno schianto prolungato” è un disco che ci piace molto e credo che il club sia il contesto migliore per portarlo dal vivo. Abbiamo anche recuperato nella scaletta alcuni pezzi che non suonavamo da un po’, quindi ci saranno sorprese e cose inaspettate. Posso dirlo? Siamo molto presi bene. Lo show, per certi versi, sarà inedito: abbiamo costruito uno spettacolo nuovo dal punto di vista della scenografia. Siamo tutti davvero contenti del disco e io sono felice di essere di nuovo sul palco con la mia band».

E il titolo dell’album che significato ha per lei?
«È nato durante la scrittura. Volevo qualcosa di lungo, con un richiamo al cinema degli anni Settanta. La copertina, invece, ricorda un po’ i dischi rock degli anni Novanta: lavoro da sempre con lo stesso team di grafici e anche questa volta abbiamo costruito insieme l’immagine del disco. La sensazione della “caduta costante” è qualcosa che viviamo un po’ tutti, è una caduta che sembra prolungarsi senza portare mai da nessuna parte. È una sensazione che riguarda l’Italia, l’Europa, ma in generale è un problema mondiale e attraversa ogni generazione».

Come salvarsi, quindi, da questa “caduta costante”?
«Io tendo a fare più domande che a trovare risposte. Non penso che il nostro compito sia necessariamente quello di proporre soluzioni: quello spetta alla politica. Però un buon punto di partenza potrebbe essere imparare a farsi le domande giuste».

Nel disco spiccano collaborazioni importanti, come quelle con Brunori Sas e Noemi.
«Con loro c’è una stima che è sia artistica sia umana: sono due persone con cui ho un rapporto che va al di là della semplice collaborazione musicale. Quello con Noemi è un brano molto romano: Roma è una città che frequento tanto e Testaccio è uno dei quartieri che preferisco, un posto in cui mi piace stare. Su Brunori, cosa posso dire se non che è uno dei migliori cantautori del Paese? Averlo nel disco è stato un sogno».

Dalla musica al grande schermo. Nel maggio scorso è arrivato al cinema “Willie Peyote – Elegia Sabauda”, il documentario dedicato proprio a lei.
«L’idea è stata del regista, Enrico Bisi. Aveva già fatto un documentario sul rap italiano che mi era piaciuto molto. Mi affascinava l’idea che la mia persona potesse essere raccontata da uno sguardo esterno, perché in qualche modo è anche uno sguardo più vero. È stato interessante vedermi e osservarmi attraverso gli occhi di un’altra persona».

Non possiamo non chiederle del calcio e del “suo” amato Torino. Quest’anno sulla panchina della squadra siede una vecchia conoscenza del calcio modenese, Ignazio Abate, che nel 2006 ha giocato per una stagione all’ombra della Ghirlandina.
«Abate mi piace molto, anche come persona mi sta simpatico. Penso sia una bella cosa affidare un ruolo del genere a un giovane: se vuoi cambiare qualcosa devi anche avere il coraggio di affidarti ai giovani. Sono contento che anche il Modena abbia scelto un allenatore giovane e spero che quest’anno la tifoseria possa festeggiare. Mi piace lo stadio, ci sono passato un paio di volte e mi fa sempre piacere tornarci».

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